sabato 19 febbraio 2022

UNA ROMANTICA PASSEGGIATA SUL LUNGOMARE

 

                          UNA  ROMANTICA  PASSEGGIATA   SUL   LUNGOMARE


In una stazione del Monferrato c'era un tizio dal fisico magro, asciutto, alto di statura, longilineo e tutte le mattine prendeva il treno per recarsi al lavoro in un paese dell'alessandrino presso un grande magazzino.

STAZIONE

Una volta salito sul mezzo, si sedeva nel solito scompartimento accanto ad altre persone e col solito piglio ciarliero, iniziava a discorrere del più e del meno col  vicino di posto gesticolando con le sue lunghe braccia, un po' ridanciano, un po' ironico, un po' simpatico, tra il serio e il faceto e con gli occhi birichini di tanto in tanto, di sottecchi sbirciava le studentesse che salivano sul treno ad ogni stazione.

SCOMPARTIMENTO

Le ragazze erano carine, chi vestiva con la minigonna, chi con i pantaloni, chi aveva i capelli lunghi sulle spalle, chi con l'acconciatura a caschetto, ridevano e vociavano con entusiasmo giovanile a più non posso intrecciando occhiate tra i pendolari.  
Altre persone erano in viaggio per motivi di lavoro, altri per incontrare parenti lontani, alcuni si recavano nelle case di cura o trovare qualche familiare all'ospedale di Alessandria degenti dopo un intervento, mentre  lo spilungone parolaio tra un discorso e l'altro con gli occhi da faina bazzicava  sempre da quella parte.

PENDOLARI

Arrivato a destinazione, scendeva dal vagone e si recava dritto dritto al solito bar della stazione per gustarsi l'immancabile caffè, fin quando un bel mattino conobbe una bella donna sposata come lui e sedendosi al tavolino chiacchierando come sempre e dai che ci dai fra loro nacque l'amicizia anzi qualcosa di più, riuscì a conquistarla! 
Anche lei lavorava da quelle parti, occupata a tempo pieno in una piccola industria cittadina, perciò per loro era facile conoscersi e frequentarsi all'insaputa del marito e della moglie, lontano da occhi indiscreti, la trama continuò a filare senza intoppi, continuando a vedersi prima di iniziare il lavoro e  a fine giornata, in barba alle pause degli orari dei treni, riuscì sempre ad arrivare a casa senza ritardi e sempre alla stessa ora, finora tutto filava liscio. 
Durante i loro appuntamenti, riuscirono a completare il loro sogno,...diciamo d'amore? per ora non proprio ma in comune accordo si presero un giorno di ferie,   godendosi una bella giornata di sole passeggiando sul lungomare ligure come due piccioncini, due innamorati con mano nella mano, scambiandosi romanticamente  baci e sorrisi  con sguardi gaudenti.

passeggiata  su  lungomare

Alla sera tornando tranquillo e beato, pensando ancora alla bella giornata trascorsa al mare con la sua amata, fischiettando e sorridendo come se nulla fosse successo entrò in casa e si sentì dire brutalmente dalla moglie,...dove sei stato tutto il giorno,  ho telefonato in ditta per chiederti informazioni burocratiche che ci riguardano e dalla segreteria mi hanno risposto che eri in permesso a mia insaputa,...e allora dov'eri? 
Lo spilungone rimase di sasso, sbalordito, era come se fosse diventato muto, cieco, sordo come le tre virtù capitali, gli tremarono le gambe, il suo fischiettare iniziale diventò trombetta senza fiato, gli occhi si appannarono, i capelli si rizzarono, il sorriso delle sue labbra morì in bocca, le orecchie a punta si afflosciarono come foglie morte e confessando il fattaccio, da quel giorno nefasto,...giù botte da orbi; per mesi letti separati e separati in casa con soventi insulti della moglie al marito dicendogli.,,,(brutto porco all'ennesima potenza per non parlare di altri epiteti!),...chi la fa 
l'aspetti!,...chissà come finì la storia familiare,...è stato perdonato dalla moglie cornuta? chi lo sa?,...ai posteri l'ardua sentenza!!!

      

         NIZZA  MONFERRATO--WILLY--

                  17-FEBBRAIO-2022

 

martedì 18 gennaio 2022

UN PIACEVOLE INGANNO

                                    UN  PIACEVOLE  INGANNO


Una Domenica dicembrina andai a pranzo in un noto ristorante del Monferrato con la famiglia e alcuni parenti per festeggiare un evento. Il tavolo di forma rotonda, era addobbato come si deve, io sedevo di fianco a mia sorella e gli altri invitati seduti uno accanto all'altro. Mangiando con gusto e appetito, si discorreva e si parlava del più e del meno, si accentuavano sorrisi, le battute erano all'ordine del momento, qualcuno di noi esperti di vini e di prelibati cibi si cimentavano a loro piacimento, orgogliosi del loro sapere, intanto io e mia sorella ci scambiavamo  opinioni su certi fatti accaduti tempo addietro, ricamandone i risultati per tempi futuri. La sala del ristorante era ampia e ben arredata, i tavoli erano sparsi qua e là con un certo ordine, tavoli da due posti, da quattro, da sei posti e così via, noi al nostro tavolo eravamo in sette.

Ristorante anonimo

Ogni tanto arrivavano nuovi clienti che avevano prenotato in precedenza e sedevano dove il cameriere li indicava, una cameriera sulla cinquantina, minuta e di bassa statura avvicinandosi al nostro tavolo con insistenza si premurava di chiedere se tutto procedeva bene e se avessimo bisogno d'altro, era molto gentile. 
Ad un certo punto mia sorella mi disse: guarda un po' c'è un donna con un uomo accanto seduta al tavolino davanti a noi che ci guardano con insistenza, chissà perché e mi fece notare che la donna continuava  guardare me: a sì dissi non me n'ero accorto anzi non ci facevo proprio caso, perché intento nel gustare i cibi. Allora di sottecchi iniziai a sbirciare da quella parte e notai con discrezione e insistenza che la donna guardava nella mia direzione! Lei l'avevo notata di sfuggita quand'era entrata, alta, mora, un bel fisico slanciato, un'età sulla quarantina con indosso un elegante soprabito di colore grigio con a tracolla una bella borsa, con accanto un bell'uomo, non so se era il marito o il compagno o qualcos'altro ma poi non ci avevo più fatto caso. Quando la sorella mi fece notare il fatto, la guardai ed i nostri sguardi s'incrociarono sovente, aveva dei begli occhi grandi, scuri e una bella bocca, allora pensandoci bene mi venne un dubbio, iniziai a ritroso a vagare indietro nel tempo quando ero più giovane e dove lavoravo in una ditta dell'alessandrino in un reparto dove svolgevo il mio lavoro come responsabile ed ero attorniato da tante colleghe donne, chissà mi dissi che sia qualcuna di quelle che ho conosciuto in quel lasso  temporale, ma i  ricordi di allora sfumavano di continuo non ricordavo i volti,  non ricordavo la loro fisionomia ed un certo punto mi venne in mente un nome a me caro, il nome di una bella mora con una bella capigliatura di capelli neri di nome "Cristina" e pensandoci dissi fra me: finito il pranzo, senza essere maleducato e invadente e con piglio sorridente gli chiedo il nome, ed infatti così feci! 
Mi avvicinai cortesemente al loro tavolo e dissi: non vorrei essere scortese e inopportuno e rivolgendomi a  lei dissi: non ci siamo mai incrociati o conosciuti?... gli anni passano e mi sembra un volto già visto ma non ricordo bene, per caso si chiama "Cristina" e lei con un sorriso cortese e gentile e un po' malizioso rispose: no, mi chiamo "Michela", io rimasi un po' perplesso e con cortesia la ringraziai e sorridente la salutai,...chissà, dissi fra me,  se era stata sincera e con allegria pensai al piacevole inganno!


                   NIZZA  MONFERRATO    18-01-2022 WILLY

sabato 15 gennaio 2022

STRANA COPPIA IN UN PAESE DEL MONFERRATO

   STRANA  COPPIA  IN  UN  PAESE  DEL  MONFERRATO   


In un paese del Monferrato circolavano due individui, uno in bici e l'altro a piedi, non si conoscevano forse solo di vista, ognuno viveva per conto suo, non sposati, di una certa età, credo già pensionati, il primo pedalava e l'altro camminava, intrecciando due storie diverse, un po' solitarie. Il ciclista quand'era impegnato a far spesa per rifornirsi di cibo e vivande per pranzare e cenare, lo vedevo pedalare lentamente, mai con qualcuno che lo accompagnasse, credo che vivesse solo. Aveva un viso indefinito, non riuscivi a capire com'era il suo volto per la maggior parte coperta da una folta barba grigia e incolta e coperta da mascherina anti covid, capelli grigi e sudici sulla nuca e sulle orecchie non pettinati; gli occhi erano nascosti da un paio di occhiali dalle lenti scure in lui  tutto era scuro, perciò non capivi com'era fatta la sua faccia e dove guardasse.


in bici con borsa della spesa

La testa era coperta da un cappuccio passamontagna di colore nero e indosso un vecchio giubbotto, credo che per anni fosse sempre quello. Pedalava lentamente come se fosse in trance, si vedevano spuntare dal cappuccio solo le labbra, non salutava mai nessuno, non parlava con nessuno, solo una volta lo vidi fermo a confabulare con un tizio, forse tra sé e sé parlava con la sua bicicletta, la sua bocca si atteggiava a frasi indefinite, le sue mani e il manubrio erano sempre occupate da borse e borsine fornite di  compere giornaliere, 
indossava pantaloni lunghi e larghi di colore antracite, con risvolti accentuati  su grossi scarponi  neri. Avanzava  a passi lenti accompagnando la sua bici, trascinandola controvoglia, ogni tanto  si fermava affaticato e borbottava da solo e nel buio fumoso della sera, ritornava solo e soletto verso casa, le sue giornate erano sempre quelle, sempre uguali come il suo incedere tragico, chissà pensai com'era solo nel suo desco familiare senza nessuno con cui parlare, pensare, scambiare opinioni, qualche volta sorridere, piangere, essere felici, ogni tanto arrabbiarsi, purtroppo no, la sua unica speranza era la TV, dove poter finalmente riposarsi seduto sul divano a contemplare i vari programmi televisivi per poi annoiarsi guardando fisso le pareti di casa e in un momento di solitudine e di vita irreale addormentarsi sul divano con tristezza, isolato dal resto del mondo! Il secondo individuo era un uomo di media statura, indossava ampi pantaloni e un maglione con girocollo coperto dal solito giubbotto stropicciato e incolore, mentre ai piedi calzava scarponcini un po' sformati, camminava non con disinvoltura ma con attenzione, i suoi piedi erano piatti, li sbatacchiava un po' di qua e un po' di là, come  marionette, la sua camminata era un po' sghemba un po' incerta, come se avesse paura di inciampare. Berretto in testa con visiera, molto comune di colore slavato più da muratore che sportivo, mascherina azzurra un po' lercia fissata non sotto il naso ma addirittura sotto il mento, una borsetta di tela a tracolla di colore indefinito, (smarvò), borse di plastica vuote per mano e l'immancabile sigaretta fra le labbra e quando tornava a casa per pranzo e cena le sue borse erano sempre strapiene.


uomo a piedi

 Il suo punto di riferimento era il supermercato della zona dove comprava prodotti di sottomarca spendendo poco e in più  approfittava delle macchinette da caffè automatiche, anche lì per risparmiare. Aveva un difetto, tutti i cestini dei rifiuti del paese erano suoi, li passava a setaccio fino in fondo e con "savoire fare", affondava le sue mani luride scrutando tutto quel che c'era e se qualche oggetto era di suo gradimento li raccattava con entusiasmo sistemandoli nelle sue borse. Era più forte di lui, in qualunque strada  s'inoltrasse, le sue gambe, con i piedi piatti infilati nelle scarpe più grandi di lui lo portavano automaticamente verso nuovi cestini da depredare, erano alla sua mercé, li toccava e li sbirciava come fossero giocattoli, inoltre durante le feste patronali accompagnati  da stand gastronomici offriva la sua manodopera per qualche lavoretto per allestire e pulire gli apparati festivi e come ricompensa,  poteva approfittare per portarsi a casa cibo di vario tipo tra cui formaggi, salumi, scatolame, dolci e con l'andar del tempo si fece una bella scorta di viveri, vantandosi di aver allestito una sua cantinetta privata di vini di qualità, sgraffignati a suo tempo dicendo,...che il  tempo non è mai sprecato!!


                                            NIZZA  MONFERRATO--WILLY

                                                15-01-2021

martedì 11 gennaio 2022

STRANA COPPIA IN SARTORIA

                              UNA  STRAN A  COPPIA  IN  SARTORIA 

 Un mattino entrai con un paio di pantaloni per farmeli accorciare e imbastirli con un bel risvolto, in una sartoria del Monferrato, il campanello appiccicato alla estremità superiore della porta scandì il suo suono,...dìn, ..dòn!, sul momento non c'era anima viva, la stanza della sartoria non era grande, ma era divisa da una grossa tenda incolore. 

Una parte era arredata da diversi scaffali pieni di rotoli di stoffa di vari colori ben sovrapposti e in un angolo c'era il tavolino con incastonata una bella e moderna cucitrice attorniata da pezzi di stoffa appena ritagliati e diversi forbici, più il metro per le misure e non vedendo nessuno dissi per farmi sentire, buon giorno a voce alta!


sartoria

All'improvviso da dietro la tenda sentii una voce da bambina o da adolescente che mi rispose a sua volta e disse,...arrivo subito! Intanto dissi fra me,...chissà chi c'è, sarà la figlia, invece sbucò un uomo alto, dalla testa pelata e lucida come una bella palla da biliardo dal viso paffuto, sorridente, ne bello ne brutto, ma la sua voce era ridicola, proprio da bambina e chi se lo aspettava! (mi venne la ridarella ma mi trattenni!) e mi chiese cosa volevo, nel frattempo l'uomo chiamò a sua volta la sua collaboratrice  che sbucò anche lei dalla tenda. Era una donna minuta ne bella ne brutta pure lei, un po' buffa, bassa di statura con gli occhi sorridenti e un po' truccati, come età sulla cinquantina non per niente impacciata e con un bel sorriso a 32 denti, prese con fare spiccio, ma gentile la mia borsa con dentro i miei pantaloni e con gli occhi vispi e furbetti di colore neri e con fare sbrigativo,  mi disse " saranno pronti per la prossima settimana" e così la salutai con un sorriso e un arrivederci!! ( che strana coppia,...pensai, sorridendo!!)


                NIZZA MONFERRATO--08-01-2022-WILLY

domenica 29 agosto 2021

                          PER  LE  STRADE  E  LE  VIE  DELLA  MEMORIA


Quattordio-1957'
 
Quattordio, nel lontano 1957' era un paese di circa 1500 abitanti ed ero un bambino di  dieci anni. Imparai a pedalare con una bicicletta sgangherata nel cortile di casa a Palazzo Sanfront con la sorella Polda e l'amica di casa Franca Fiori, continuando a girare in tondo nel cortile



cortile Sanfront


Quando fui più grandino circa sui quindici-sedici anni era il 1962'-63', con gli amici del paese,(vedi foto al centro in basso: Giuseppe Bona, Franco Cordero, Teresio Barberis), (foto a dx in basso: Domenico Damasio, Elio Fracchia, Giuseppe Zallio), scorrazzavamo sulle strade di Piepasso, Refrancore, Viarigi, Masio, Felizzano, Oviglio e altri paesi limitrofi. Il mezzo era sempre quello, bici senza freni, senza campanello, manubrio un po' storto, sella rigida con male alle chiappe, inoltrandoci su stradine inghiaiate, impolverate, un po' infangate, incrociando stretti sentieri nei pressi di alcuni casolari tra le quali la cascina Trinchera dove risiedeva la famiglia Camurati Angelo e Lorenzo Lovisolo.

 
strada per Piepasso








 in campagnia



con gli amici in bici




































 
Cascina Trinchera







cascina Ràtèla







La cascina Ràtela della famiglia
Pozzi dell'amico  Oreste, puntando verso il "Castello  di Laione", era in uno stato di abbandono tra erbacce, arbusti e piante di ogni tipo che lo circondavano, ora è restaurato e lo si può visitare e tra scorciatoie e giravolte si sbucava alla fraz. Serra. 


Castello di Laione

 
La  stradina di campagna che portava alla "Cascina Curtasè  o Corticelli" di Bocasso Carolina, nonna di Gianni e Teresio, e mamma di Pietro Stradella il loro papà, per arrivarci si attraversava Rio Gaminella dove  d'estate quando il caldo era opprimente ci tuffavamo in mutande in acqua per rinfrescarci fra schiamazzi e risate, la salita era l'ultima tappa ed entrando in un ampio cortile sterrato ci accoglieva una moltitudine di animali da cortile, fra cui il pavoneggiare dei tacchini che zampettavano orgogliosi verso di noi con la loro bella ruota pennuta, il canto del gallo con il suo acuto chicchirichì zittiva le galline del suo reame che imperterrite   becchettavano fra le pieghe delle zolle dei campi  arati e dissodati. Le faraone controllavano con noncuranza i nostri movimenti, qualche coniglio sfrecciava libero da un pertugio all'altro, le oche bianche dal lungo collo incolonnate andavano verso non so dove, mentre le anitre con i loro anatroccoli li guidavano verso gli acquitrini per frugare sott'acqua col becco il cibo, un gatto sonnecchiava beatamente sul davanzale di una finestra, mentre un cane abbaiava a più non posso! 

Bocasso Carolina

Rio Gaminella











L'ampio cortile era contornato da grandi alberi dalle folte chiome che facevano ombra dove la calura primeggiava e il sole cocente scottava la pelle, in fondo allo sterrato c'era l'uscita verso campi in discesa costeggiati da vigneti. 



Staz. di Masio-anni50-60'



Traghetto di Masio-1950'


Negli anni 50' il traghetto sul fiume Tanaro era ormeggiato sulle sponde di Masio, era il 58' e avevo 11anni e per vederlo  arrivavo a piedi o in bici  percorrendo il piccolo sentiero campestre che partiva dalla stazione di Masio, la strada asfaltata non esisteva ma nel 1960' il nuovo ponte in cemento sostituì il traghetto. Con le bici attraversammo boschi, radure, ruscelli, sentieri costellati da campi di grano, di erba medica, di papaveri e fiordalisi, sbucando  improvvisamente in zone non ancora edificabili, con poche case, come il futuro "villaggio del sorriso" e la futura via Tassara che venne nominata ufficialmente  nel 1970!

villaggio del Sorriso-anni 60'


Via Tassara



campo di grano, papaveri e fiordalisi

 

Felizzano
Castello di Redabue









 

Per festeggiare Pasquetta c'incontravamo a Felizzano per decidere dove andare, la destinazione era il "Castello di Redabue" per un pic-nic in compagnia, ma il tempo non era clemente, faceva  freddo e il cielo era nuvoloso tendente a pioggia, perciò si tornava a casa un po' contrariati e delusi, sperando in meglio per la prossima volta. 
Con gli amici si andava sulla Serra fraz. di Quattordio con la  bici e  col motorino per la festa del Santo patrono, "S. Francesco", è una fraz. di circa trecento anime, gente semplice, genuina, briosa e socievole, il ballo a palchetto allestito per l'occasione c'invitava a scorrazzare e saltellare sull'assito con le poche ragazze in vista, tanta musica, tanta gente, tanto vocio, tante esclamazioni e risate a non finire, la festa rendeva liberi donne, uomini, ragazzi, bambini che strillavano tra loro gioiosi e felici rincorrendosi.


Fraz. Serra

 
La fiera del bestiame era la nota più importante del momento, tanti bei manzi, vacche e tori erano legati agli anelli fissi nel muretto per essere guardati, giudicati e apprezzati dai giudici di gara per il sorteggio finale per il più bel esemplare, gratificando l'allevatore più virtuoso del momento, assegnandogli la coppa.


Fraz. Serra in festa-anni60'



Fiera del bestiame-fraz,Serra-anni 60-70'




La maggior parte erano contadini esperti di animali da stalla e proprietari terrieri, gran lavoratori e operai nelle fabbriche Quattordiesi orgogliosi del loro benessere. 
Allora c'era vita, speranza, futuro, ora non più, non si sa dove vogliamo andare, anzi dove vogliono parare i nostri giovani, le future generazioni, le generazioni del nostro passato erano persone con più buon senso, più sorridenti, più loquaci anche se allora la vita non era tanto accomodante, difficoltà c'è n'era ma con filosofia e razionalità quotidiana la gente lavorava  per se e per la famiglia. La strada percorsa e breve è quando da chierichetto partecipavo alle processioni delle Rogazioni di Aprile o Maggio,  inoltrandoci col parroco in testa al corteo di fedeli al mattino presto dal paese verso fraz. Serra, benedicendo i campi per propiziare un buon raccolto, erano gli anni 50 ed ero ancora un bambino!


processione-Rogazioni-anni50'



strada per Fraz. Serra


In quel periodo, da Palazzo Sanfront dove io abitavo, in compagnia delle mie sorelle e
delle vicine di casa Rita e Luisa Codrino e altri compaesani, con  canottiera sgualcita, calzoni corti un po' scuciti, ai piedi zoccoli consumati, si partiva per arrivare al Fiume Tanaro di Masio per il bagno estivo (vedi foto a destra, da sinistra in piedi: Adolfina-Beatrice-Franca Devecchi-Rita Codrino-in basso a sinistra: Alda Maggiora-Carla Cordero-Billi) percorrendo a piedi i 2 km che ci separavano e col costume di colore nero un po' largo e in po' di traverso mi tuffavo felice e incosciente nelle acque torbide del fiume.



le sorelle con amiche-anni50'



sulle rive del Tanaro-anni 50-60




Al  Fiume Tanaro  di  Masio-anni50-60'


Dai 16anni in su cominciai a percorrere altre strade, erano gli anni 60-70, da studente frequentavo le scuole professionali ad Alessandria e per arrivarci, al mattino presto  utilizzavo la "corriera"  della ditta Mortara di Refrancore, in quel periodo consideravo Alessandria una grande città perché vivendo in un piccolo paese la consideravo tale.


Alessandria

Non mi piaceva andare a scuola, vivacchiavo sulle materie rasentando la sufficienza, alcune volte la marinavo rifugiandomi in qualche bar con alcuni compagni di classe e 
qualche volta mi recavo ai giardini pubblici per consumare un panino nella pausa pranzo seduto su una panchina di fortuna osservando il laghetto davanti a me dove alcune papere con i loro piccoli  starnazzavano qua e là in cerca di cibo, ogni tanto buttavo delle briciole di pane e loro gareggiavano  per inghiottirle, mentre i pesci rossi  con brevi guizzi di coda  cambiavano improvvisamente direzione. 



giardini pubblici-AL-anni 60'
 

In questa città conobbi una bella ragazzina di nome Antonietta, una morettina dai capelli lunghi e neri che gli coprivano le spalle, anche lei studentessa e per stare un pò insieme c'incontravamo in un cinema al pomeriggio, dopo di che passeggiavamo a braccetto sorridenti e felici per Corso Roma. Era la via più bella, più elegante, più  grande e la più frequentata, era addobbata da tanti bei negozi , tra i quali il "Borsalino" rinomato per i suoi cappelli, cravatte e camicie, la "boutique Parodi per i suoi vestiti alla moda, negozi di calzature di marca, il "Supermercato Upim" e poi gioiellerie di fama e negozi di dolciumi raffinati e tanti altri.


C.so Roma-Al-anni60'


Nel frattempo arrivava alla guida di una elegante Mercedes la madre di lei e ci portava a casa, io a Quattordio e lei a Felizzano dove abitavano. A volte quand'ero in ritardo per salire sulla  "corriera delle diciassette" per ritornare al paese prendevo "il treno delle diciotto per Masio" e arrivato a destinazione me la facevo a piedi fino a casa! 
Una strada frequentata nelle notti d'estate era quella che portava a "Portacomaro", in dialetto (portacmè), un paesino in provincia di Asti, perché è così importante,... perché era rinomata per i tornei notturni calcistici che si disputavano tra squadre di vari paesi tra le quali anche la nostra. 



Portacomaro


Ancora senza patente per arrivarci il passaggio era tramite autostop o in auto guidata da compaesani, la statale percorsa è chiamata Padana Ovest che da Quattordio si transita passando da Castel D'Annone e Quarto D'Asti e prima di Asti, si girava  a destra per Portacomaro.

campo sportivo di Portacomaro

Erano bei tempi, le serate estive erano calde ed eccitanti, con tanto di zanzare che punzecchiavano in continuazione mentre il frinire delle cicale e dei grilli ci ronzavano nelle orecchie nel buio della notte, le lucciole emanavano luce fosforescente  sprigionate dai loro addomi, dondolando altalenanti davanti ai nostri occhi. 
Le serate calcistiche si consumavano sugli spalti fra tifosi del posto e noi forestieri tra urla, imprecazioni, risate, improperi e sfottò verso arbitri e avversari.


tifosi sugli spalti

La mia memoria nel ricordare è senza fine e mi viene in mente la serata estiva di Agosto trascorsa a Vignale per la finale calcistica importante disputata nel 1970' tra la nostra squadra e la sfidante del "bar Aquila di Casale" purtroppo persa!



VIGNALE


campo sportivo di Vignale

La nostra formazione(vedi foto) era composta dai seguenti giocatori, da sinistra in piedi: Maccarone Vittorio-Musso Carlo-Damasio Domenico-Faldella Gino- Chiesa Renzo; 1à fila in basso da sx: Fracchia Elio-Accorneri Dario, (giocatore di riserva Barberis Teresio)-(Frezzato Fiorito allenatore-accompagnatore Toselli Enrico), (manager Barberis Renato).


Vignale-Agosto 1970'-Torneo notturno

La storia grandiosa dei tornei notturni di allora non finisce qui, ricordando con orgoglio e passione  il "Torneo di Montemagno" disputato nel Luglio del 1971', la squadra calcistica aveva un nome altisonante la "Ranch  Football  Club" fondata dal  "Presidente Pietro Capra" detto "Pidinu" e dal suo segretario "Angelo Cordero", complici, il manager "GiovanBattista Sillano" e il "supertifoso Piero Maiolica", su suggerimento del dott. Codrino  detto "Pino" padrone del "Ranch" e come 4 amici al bar sport di Pierino in piazza Olivazzi, tra serate seduti intorno ad un tavolino giocando a carte, sorseggiando un caffè, gustando un bicchiere di vino, tra battute, risate e discussioni a non finire, nacque questa magnifica squadra per intraprendere il "Torneo notturno di Montemagno"!

campo sportivo di Montemagno

La squadra era formata (vedi foto) dai seguenti calciatori da sx in piedi: Monti Alessandro (mezz'ala)- Rizzo Angelo (portiere)-Cordero Franco(terzino)-Polastri Giuseppe(terzino)-Berruti Giuseppe(centrocampista)-Papa Teresio (detto "sandokan"(attaccante)-Devecchi Giovanni(mezz'ala)-Cordero Guido(ala)-Devecchi Mauro(ala), (calciatore di riserva Cavallero
 Sandro(attaccante).

Montemagno-Luglio 1971'-Torneo notturno


Il  presidente del sodalizio Pietro Capra detto anche (l'ingegnere) nel 1971 è un cinquantenne dall'aria bonaria, simpatico, giovanile, al punto che della prima conoscenza ci si può sentire come amici di sempre, gode della stima e dell'affetto di tutti i quattordiesi, un uomo semplice e da questa semplicità traspare un certo fascino che  ci spinge al rispetto. Quando la squadra si porta a Montemagno per disputare i suoi incontri è Quattordio che si trasferisce e che i quattordiesi tengono a seguire da vicino i suoi beniamini d'estate e se ne trova dimostrazione nel fatto che ogni altra manifestazione o altro spettacolo locale vengono condizionati dal Torneo. 


Capra Pietro


Giunti sul luogo della tenzone, abbiamo avuto la concretezza della passione delle centinaia e centinaia di tutti i sostenitori del "Ranch Club" seduti a terra lungo le pendici della tribuna oppure in piedi ai bordi del campo. Il più scatenato dei tifosi, personaggio caratteristico e singolare che per tutta la serata dell'incontro non ha fatto altro che far da cornice ai giocatori di parte quattordiese in campo e trascinare i compaesani ad un tifo veramente passionale se non infernale ed è Piero Maiolica!

 

Montemagno

Piero Maiolica


Questa squadra per le sue capacità agonistiche e del bel gioco pur vincendo e qualche volta perdendo se non pareggiando si è distinta e acclamata e menzionata sulle prime
pagine del giornale "La Notizia" del 13 Luglio del 1971"! Un altro fatto accaduto in  gioventù che ancora una volta io e compagni abbiamo sfidato la notte, percorrendo col "vespone a due ruote" dell'amico Domenico Damasio per trascorrere una bella serata danzante a Cerro Tanaro con tre in sella guidata da lui e per evitare guai con la polizia passammo di nascosto su un sentiero scorciatoia di campagna da noi conosciuto attraversando il "Rio Gaminella".

col vespone in compagnia
Damasio D.















Eravamo euforici e incoscienti mentre l'intraprendente Giovanni Cassinelli ci seguiva col suo vespino 50 di colore giallo e trascorremmo con baldanza e timore la serata!(gioventù bruciata! ci disse un giorno una vecchia di 90anni dal viso burbero e accigliato e noi ci ridemmo su!). 


 
Cerro Tanaro


Una sera fummo invitati dall'amico Giovanni Cassinelli nella cascina di campagna per trascorrere una bella serata, la sua abitazione è nelle vicinanze della stazione di Masio, presso il fiume Tanaro e si prolungò più del previsto, oltre la mezzanotte, ad un certo punto volendo rientrare al più presto a casa per motivi familiari, nessuno di loro mi diede un passaggio, restavano ancora lì a divertirsi e così decisi di avviarmi a piedi nel pieno della notte. 



Casolare Cassinelli

Cassinelli G.
















Percorsi i miei 2km in solitaria, alzai lo sguardo a osservare le stelle nel buio tappeto trapuntato di lucori grandi come capocchie di spilli,  la volta celeste brillava come non mai nell'infinito firmamento, mentre la luna occhieggiava nascosta tra le nuvole, una leggera brezza  accarezzava il mio viso, in lontananza proveniva il gracidare delle rane nella campagna, il mio incedere era costante e in breve tempo arrivai nella mia stanza e stanco mi addormentai.



cielo notturno stellato


Quando ebbi la patente, cominciai a gironzolare con  la vecchia 500, vettura con la seguente targa: 278622-TO di mio padre ancora con le portiere all'incontrario, un po' scassata e ogni volta che mi recavo a Mombercelli e Calamandrana  nelle rispettive sale da ballo per rimorchiare le ragazze del posto e trascorrere serate in loro compagnia, al ritorno, una volta su dieci si guastava il giunto del semiasse, bloccando la leva  del cambio, con amarezza e delusione la lasciavo  sul ciglio della strada e facendo l'autostop riuscivo in breve tempo ad arrivare al paese e all'indomani col meccanico del posto recuperavo l'auto.


vett.500 anni 60-70'

MONBERCELLI



CALAMANDRANA


Un'altra avventura  con la solita 500 mi capitò in una  serata estiva a Viarigi, io e alcuni amici eravamo lì attirati per la festa del paese e alla fine della serata  ritornammo all'automobile per rincasare  ma non partì, prova e riprova, spingi di qua spingi di là non c'era verso la vettura non si mosse, già tardi e  un po' arrabbiati ci avviammo a piedi e dopo un lasso di tempo arrivammo a Piepasso e per puro caso, un buon samaritano  di passaggio  ci portò fino al paese.


VIARIGI

PIEPASSO

 









All'indomani seppi dagli amici che era stato uno scherzo, qualcuno aveva manomesso i cavi candela del motore, mi servì di lezione e nonostante il mio malumore ci ridemmo sopra. Lungo la Statale Padana Ovest per Asti, c'è un  tratto di strada chiamata il "cascinot" dove alcune case la costeggiano ed erano abitate dalle famiglie: Fava, Cozzo, Bona, Meda, Mirella Papa, Stivanin e altri ancora, ma quel tratto me lo ricordo bene come un tracciato sportivo effimero, dove un bel giorno un baldo giovane quattordiese di nome Gerardo Venturini si avventurò dopo varie scommesse a percorre a piedi scalzi i km stabiliti in un tempo determinato e nella seconda prova, arrivava lanciato con la sua motocicletta come una bomba guidandola a tutta velocità dalla cima del "cascinot"  infilando via Mazzini come un razzo  passando davanti al bar sport di Pierino,  sfrecciando come una saetta fino alla piana di Padana Est per Felizzano-Alessandria.

Gerardo Venturini





 Padana Ovest per Asti






 Padana Est per AL



Io e i miei compaesani eravamo lì ad aspettarlo, era veramente coraggioso, impavido e nello stesso tempo incosciente, il suo modo di essere era nel suo carattere e noi tutti lo applaudimmo, per me il riassunto di queste piccole storie sono indelebili nella mia memoria per non dimenticare, vissuti un po' da bambino, un po' da ragazzino, da giovincello e per ultimo da adulto! Chi di noi ricorda le vie del paese più frequentate quando eravamo fanciulli e giovincelli? Via Garavelli è stata la via del cuore, la via della mia vita perché fin da bambino abitavo nel Palazzo Sanfront frequentato da coetanei del quartiere.


Via Garavelli


Ricordo le belle nevicate invernali che imbiancavano il cortile giocandoci sopra, ( vedi foto a dx: fila in piedi da sx: Franco Cordero-sorella Adolfina-Berruti Franco-sorella Leopolda-Bernardo Frezzato-Vittorio Maccarone-a sx-Mauro Marchese-Teresio Stradella-Willy in ginocchio), si giocava a pallone, a nascondino, a scatola, a guardia e
ladri e tanto altro.


 
amici degli-anni50-60'


 Il ricordo vola al cinema comunale dirimpetto al palazzo, era il 1958', alla sera ci gustavamo il film che durava ore seduti su panche di legno e sedie impagliate di fortuna, d'inverno, nella sala per non patire il freddo, una grossa stufa riscaldava l'ambiente bruciando legna  mentre il fumo c'irritava gli occhi.


Palazzo Sanfront

La via più saliva e più s'intravedeva altre abitazioni collocate ai margini occupate dalle famiglie Mortara, Berruti,  Mantelli, Iguera e mi ricordo che il mattino del 26 gennaio del 1967' verso le 8 del mattino, un forte boato scosse il vicinato di via Garavelli per lo scoppio violentissimo e improvviso di una bombola a gas causando il principio d'incendio e la semi distruzione dell'alloggio del commerciante Girolamo Iguera ustionandolo gravemente, ferendo la moglie e il figlio Danilo con frammenti di vetro, prontamente soccorsi e ricoverati all'ospedale di Alessandria per alcuni giorni e prossimi alla guarigione! Ginetto Ponzano in arte meccanico tutto fare, uomo dalle mani d'oro, riusciva a riparare qualsiasi cosa, dalla bici al motorino, dagli attrezzi agricoli agli oggetti casalinghi.

Ginetto Ponzano

 
Salendo ancora, ecco alla mia sx la panetteria del bravo e simpatico Pasquale Poncino e più avanti a sx svettare la ciminiera della grande fabbrica Inves, produttrice di vernici a livello nazionale e europeo di alta qualità qualificando il nostro paese, creando benessere ai cittadini quattordiesi. 


Pasquale Poncino


La canonica, casa del parroco accanto all'oratorio, era il locale d'incontro di noi giovani per disputare partite a calciobalilla, a ping-pong, a carte e saldare amicizie. 
Via Civalieri era la via obbligata per far compere specialmente a livello gastronomico, infatti risiedevano i negozi alimentari di Bussa Serafino, di Cavallotti Francesco, il negozio della Ines che vendeva giornali, latte, biscotti e beni vari di conforto.



Via Civalieri-anni50-60'

Il negozio del barbiere Cresta Anselmo di Rocchetta Tanaro e nel 1958' fu sostituito da Mario Cariello, la macelleria di Venezia Pietro sostituito in seguito dal sig. Maggiora della fraz. Serra, la panetteria  o forno comunale, gestito da Rita Meda, dove le donne del paese  facevano cuocere torte e biscotti e la drogheria gestita da Giovanni Gho, vendeva buoni salumi e buone marmellate, questi due negozi s'affacciavano su via Civalieri all'inizio di via Montebello.


 
F. Cavallotti

M. Ciriello
Bussa S.
Ines Stradella


l

Forno comunale

 
Giovanni Gho












Antonietta Pero, moglie di Giacomo Codrino "pidola", gestiva frutta e verdura, la piccola merceria "d'là Clara", gestita da Giovanni Iguera (giànìn) che s'affacciava all'inizio di via Lanza.


Antonietta Pero
Giovanni Iguera












Via Civalieri era la via più frequentata per approvvigionarsi di generi alimentari e un altro episodio che capitò sempre in questa via, fu l'incendio propagatosi nel pomeriggio del giorno 22 maggio del 1959'  nel cascinale di Monti Battista  e Codrino Pietro. Alimentato dal vento, il fuoco ha distrutto in brevissimo tempo le scorte di fieno e paglia che erano in deposito  sul cascinale divorando tutta la struttura in legno del tetto, il veloce intervento degli operai delle aziende locali e dei vigili del fuoco è valso a impedire di estendersi, salvando decine di capi di bestiame. 
Via Cavour la frequentavamo da bambini per inoltrarci sul "piantato" dove si ergeva ancora la vecchia Chiesa  S. Sebastiano (in alto a sx), ormai sconsacrata e decrepita, nel cui sottosuolo nel passato era adibito a Cimitero.


Chiesa S. Sebastiano-anni50'
Via Cavour
.












 



Noi ragazzini giocavamo su questo terrapieno infestato di erbacce e sentieri per giocare a cerbottana e guardia e ladri, di tanto in tanto  affioravano dal terreno alcune ossa dei defunti ed erano sparsi qua e là, noi non facevamo caso. Sul terrapieno per alcuni anni si bruciava il falò a carnevale per la gioia di noi bambini! 



Falò anni50'


Via Montebello era la via del ciabattino  Carlo Decarolis  dai capelli bianchi, una persona, onesta,  buona, dal viso tondo, simpatico dal sorriso bonario, socievole e cordiale, colui che  risuolava gratis le mie misere scarpe.

Via Montebello

Carlo Decarolis













Dopo il negozio del calzolaio, primeggiava l'ambulatorio del dott. Ugo Garberi, il nostro bravo medico condotto,  ora vengono chiamati (medici di base), era un uomo tutto d'un pezzo, affabile, gentile sempre al servizio di noi cittadini nei momenti del bisogno, era sempre presente,  assicurava noi pazienti curandoci col sorriso e competenza in materia  a qualsiasi ora del giorno e della notte, 7 giorni su 7 con il bello e cattivo tempo era sempre a nostra disposizione, lo ricordo con piacere, stima e affetto!


 
dott. Ugo Garberi

Via Mazzini è la via principale del paese è la strada statale  situata in periferia che collega Asti e Alessandria e quand'ero ragazzino, su questo tratto si affaccia la palazzina della fam. Fracchia Remigio e il negozio del vecchio "managiu" Barberis che ormai non esiste più, nel quale  sovente acquistavo i cioccolatini dov'erano incollate le figurine della Ferrero che raffiguravano le gesta del generale Giuseppe Garibaldi l'eroe dei due mondi, chiamata epopea Garibaldina,  ne facevo incetta e  felice riempivo l'album da collezione, erano veramente belle, ne ero entusiasta.


Via Mazzini-anni 50'
Portone d'ingresso












epopea garibaldina

 Dalla parte opposta al negozio c'era e c'è ancora un vecchio portone in legno ormai malandato col passare degli anni,  io entravo per incontrare l'amico Giuseppe Zallio detto (sàièt) dagli amici, ivi abitava la famiglia, fattori delle contesse Olivazzi, si giocava e si leggeva: Tex, Cap. Miki, Grande Black, Topolino, fumetti che andavano molto di moda e le  collezionava, ancora oggi ne è in possesso! Più avanti  la statale sbucava davanti al bar sport di Pierino, il bar tanto caro a noi giovani e da lì potevi vedere nelle giornate estive sfilare teorie di automobili provenienti da Torino, specialmente durante le vacanze estive, guidate da tanti meridionali che si recavano nelle loro terre di residenza e  lavoravano qui al nord nelle grandi industrie torinesi e  noi seduti come spettatori guardavamo la lunga fila di vetture sentendo le canzoni sprigionate dal mitico juke-box, sorseggiando gazzosa o gustando un bel gelato, fumando una sigaretta e tra risate e battute trascorrevamo la giornata giocando a ping-pong, a calciobalilla, sfidandoci sotto ad un bel pergolato detto in dialetto "topia".


Juke Box

bar sport-Pierino anni 50-60-70'

















Via Solferino era la via di passaggio per incontrarmi con i figli della famiglia Morandi,
 Bruno e il fratello Giancarlo, mentre piazza Marconi situata davanti alla scuola elementare si giocava a pallone, alcune vecchiette del posto se ne stavano lì al pomeriggio tardi a scherzare tra loro, a curiosare e chiacchierare.






Piazza Marconi
Via Solferino













Via stazione era frequentata per via del bar aziendale gestita da Giovanbattista Valente, detto il "biondino", era il bar che aveva in dotazione la prima Tv e alla sera in compagnia delle nostre famiglie ci riunivamo per ascoltare e seguire i nuovi programmi.


Via Stazione


G. Valente












Da maggiorenne in questo bar giocavo a carte, a biliardo,  festeggiando nel 1967' la nostra leva, la leva del 1947, sono ricordi che non si cancellano.


Leva del 47-1967'


Dirimpetto al bar aziendale c'era la "bocciofila", un bel campo di grano e un bel gelso di vecchia data ancora oggi esistente facendo da cornice, negli anni a venire quel pezzo di terreno coltivato a grano diventò l'abitazione del dott. Codrino.


Villa Codrino


C'è una mezza via, la chiamo così perché è assai corta e in salita per arrivare alla meta e sbuca a ridosso dell'asilo infantile che ora non esiste più. La cito perché era la via dove gareggiavamo in bici per chi arrivasse prima alla vetta, era una faticaccia, bisognava avere le gambe buone, ci voleva la pedalata vincente e costante, vinceva sempre il Pino(Giuseppe Zallio) ed era sempre il più forte, la strada era nominata "la costa" ma di nome è Via Garibaldi!


Via Garibaldi

"la costa"




















Via Trento la ricordo volentieri, allora era chiamata
strada "Costarossa"  e nel 1980' diventerà ufficiale via Trento.


"costarossa"-via Trento


Ricordiamo un po' tutti il mitico campo di calcio dove si disputavano tornei diurni e notturni partite tra ditte antagoniste del paese tra le quali ricordiamo la Inves-Invex-Alfacavi-Cavis e quelle giocate tra "celibi e ammogliati" e inoltre incontri fra squadre di paesi limitrofi. Molte generazioni di giovani hanno conosciuto, calpestato questo campo sportivo intraprendendo partite tra amici e compagni percorrendo il rettangolo di calcio in lungo e in largo, a piedi scalzi o con scarpe da pallone con i famosi tacchetti, abbiamo corso km su km, ma alla fine stanchi, sudati e con qualche ammaccatura alle caviglie e qualche sbucciatura alle ginocchia eravamo felici e con allegria e (vedi foto in basso a dx: 1à fila da sx: Giuseppe Zallio-Vigato Giancarlo-Fiorito Frezzato-Oreste Pozzi-Franco Cordero-in piedi da sx: Milan Luciano-Domenico Damasio-Giampaolo Calligaris-Sandro Cavallero-Guido Cordero), qualche manata sulle spalle ci salutavamo accordandoci per il prossimo incontro.


compagni di gioco-anni60-70'


Ecco che un giorno passando in auto per via Trento dopo anni di assenza mi sono fermato a curiosare, non vedo più il nostro bel tappeto di gioco (vedi foto in alto a sx uno scorcio del vecchio campo di gioco) con alcuni calciatori in erba!,...( da sx in piedi: Fiorito-Damasio Domenico-Renato Barberis-Vigato Giancarlo-Giuseppe Zallio-da sx in ginocchio: Sandro Cavallero-Duilio-Bernardo-?-Willy-Fabris).


 campo sportivo-anni60-70'

Siamo noi della vecchia guardia, pionieri del momento, del nostro passato tanto caro della nostra gioventù, ma è diventato il ritratto di un bel parco pubblico per la gioia dei bambini dove possono riposare e giocare accompagnati e accuditi con  vigilanza e attenzione delle loro madri,


parco pubblico-ex campo sportivo anni 60-70

 non sembra  vero, ma la trasformazione nel tempo ha preso corpo e con un po' di malinconia  trascorre inesorabile, spazza via tutto e rimangono solo i  gioiosi ricordi del "bel tempo che fu", di un mondo che ormai non esiste più. 
Il passato mi emoziona perché ricorda com'eravamo, i ricordi mi eccitano e ritornano nel presente i tanti momenti e azioni di allora,  ma la realtà della nostra favola vissuta sarà sempre viva nei nostri cuori e con tristezza e un groppo in gola riprendo la strada del ritorno!!
                                     

                                          con affetto e stima, WILLY
                                             Nizza  Monferrato---29-AGOSTO-2021'