mercoledì 24 giugno 2020

RICORDANDO GIANPAOLO CALLIGARIS



                                           A  GIANPAOLO  CALLIGARIS


Oggi 23 Giugno 2020, in un giorno afoso estivo è mancato all'affetto dei suoi cari e dei suoi compaesani Quattordiesi, il "CARO  GIANPAOLO". 
Lo ricordo come amico d'infanzia e di vicinato perché abitavamo nello stesso "Palazzo Sanfront" accanto ad altre famiglie alloggiate.

 
PALAZZO  SANFRONT


E' bello e lieto ricordare i bei momenti vissuti insieme legati da amicizia e giochi da bambini nel lontano 1955', dove nell'ampio cortile ci riunivamo tra amici e compagni di Via Garavelli a giocare al pallone, a nascondino, a scatola, a bandiera genovese e tanti altri giochi e quando c'era la neve era tutta una festa!
 
nel  cortile Sanfront  con  gli  amici


Il ricordo è un dovere, significa far rivivere frammenti di esistenza, illuminare volti e avvenimenti. Sotto l'atrio del Palazzo Sanfront, lo scalone di pietra che porta al piano superiore  dov'era situato il suo alloggio, ci riunivamo con i nostri amici del quartiere seduti sui gradini ad ascoltare le storie e storielle raccontate daloquace Giampaolo e noi fans, rimanevamo a bocca aperta nel sentire le tue trame fantasiose con la tua abilità nell'esprimerti, riuscivi a carpire con soddisfazione la nostra
attenzione! Guardando l'album di famiglia, noto con piacere una vecchia foto del 1956', dove Io e Gianpaolo siamo ripresi nel giardino del nostro palazzo con mano nella mano come vecchi amici e un po' sull'attenti, il mio sguardo cade come al solito sull'aspetto fisico, lui alto e robusto, io più piccolo e assai magrolino con sandali ai piedi, sembravamo "Cric e Croc" che ricordava un po' i due attori americani " Stanlio e Olio", lui rotondetto ed io sempre più mingherlino, strappandomi un sorriso!



Gianpaolo-willy-1956
 
willy-Gianpaolo-in giardino

 















Prendeva la vita così com'era, con allegria, qualche sorriso, qualche battuta di spirito, tra il serio e il faceto e ridevamo di gusto! Per un certo periodo di tempo ha giocato nella squadra di calcio Quattordiese con gli amici 15enni tra i quali ne cito qualcuno: Guido Cordero, Giuseppe Zallio, Domenico Damasio, Giancarlo Vigato, Oreste Pozzi e tanti altri


-Gianpaolo è il terzo da sx-ultima fila-
1962'-63
'


Il suo sport preferito era la pesca, un abile "pescatore amatoriale" sulle sponde del fiume Tanaro di Masio frequentato di giorno e di notti estive e tra zanzare e pacchetti di sigarette andate in fumo si godeva la sua amata canna da pesca, quando attaccata all'amo della lenza vedeva guizzare  con colpi di coda il pesce! Col trascorrere del tempo le nostre vite si sono allontanate per  lavoro, per una nuova famiglia, una nuova abitazione in località diverse, ed essendo della stessa Leva del 47' ogni 5 anni ci siamo rivisti alla nostra festa e più frequentemente alla festa del paese, salutandoci e ricordando il nostro passato!

 
 LEVA del 1947--Era il 1967- Io seduto al centro -
GIANPAOLO 
il 1° a dx


Ultimamente non ci siamo più incontrati ed ecco che tutto d'un tratto, quel filo sottile che ci legava nel ricordo del nostro trascorso si è spezzato improvvisamente con la tua morte inattesa e rapida e come uomo semplice, affabile, cordiale e sorridente com'eri, ci hai lasciato costernati, imprimendo una traccia nel nostro cuore, nella nostra mente del tuo vivere in mezzo a noi, amici e compagni Quattordiesi e in un attimo il legame che ci univa si è trasformato in una struggente malinconia e un grande vuoto per chi ti ha amato e ti amerà per sempre, con rimpianto e infinita tenerezza, ""Caro GIANPAOLO", come amico d'infanzia e gli amici di Leva ti ricorderemo nei nostri cuori e nella nostra memoria!



                                              LEVA  DEL  47'--Novembre  2012'---
                                           (ps: G.P Calligaris è il  1° a sx in 1à fila! )
                                                               
                            
                                       Con  Affetto  e  Stima  Willy!!

                                              Nizza  Monferrato  24--Giugno--2020'


venerdì 8 maggio 2020

RICORDANDO RENATO PONCINO


                                                   A  RENATO  PONCINO


IL  3  Maggio è mancato all'affetto dei suoi cari e dal "Gruppo Alpino"  il caro e compianto " Renato Poncino, una  Penna Nera" che ci ha lasciato in punta di piedi, "un'Alpino, un giovanotto del 34' "portati bene fino all'ultimo, molto conosciuto, ben voluto e apprezzato per il suo contributo alla vita sociale del paese. Lo voglio ricordare come un "Quattordiese della vecchia guardia", come tanti altri della sua Leva e non,  un amico, un fratello maggiore, perché  fa parte della nostra storia, ha vissuto prima di me i suoi primi 13anni  di gioventù che ci separano.
Quando sfogliavo il vecchio album di famiglia, lo rivedevo ritratto in alcune fotografie quando era un giovanotto nel fior degli anni  in compagnia di mio fratello Guido di cui era grande amico, di mia sorella Beatrice, Rita, Luisa, amiche del cuore e di Leva, dall'atteggiamento spavaldo e spensierato fra gli amici, in lambretta, in moto d'estate si godevano la vita giovanile, felici e sorridenti.


RENATO-BEATRICE-RITA-LUISA-1955'
GUIDO-(WILLY)



















 
Ogni volta che c' incontravamo, ricordava mio fratello Guido chiamato dagli amici (Willy), (ormai da anni era residente a Torino ), mi raccontava le loro avventure amorose e le loro gesta festaiole nei vari paesi limitrofi. Uomo dal carattere socievole, allegro, scherzava qua e là con le sue battute spiritose, brillante nel raccontare barzellette che ti lasciavano di stucco e poi giù a ridere a crepapelle. Era modesto, semplice, dallo spirito pieno di entusiasmo, esuberante, con cui riusciva a coinvolgere amici e colleghi e con il suo viso bonario, ridanciano, esprimeva simpatia e allegria con quegli occhi vispi e ridenti. Figlio del Panettiere Pasquale Poncino di via Garavelli dove abitava anche la mia famiglia,  aiutando il  padre nei primi anni giovanili e dopo il servizio militare svolto nel 1957-58' nella 22a Compagnia Alpini del Btg. Saluzzo, ha lavorato per  40anni alla Ditta Inves di Quattordio stringendo amicizia con mio padre Vittorio Colli Tibaldi e Ivo Torti, cementando  nel 1969' un sodalizio per far nascere  il "Gruppo Alpini di Quattordio".


RENATO PONCINO-
1969'

RENATO  (Portiere)-1960'
SQUADRA  QUATTORDIESE-1970'


SQUADRA  AZIENDALE-- INVES

Da sportivo fu un bravo "portiere della Squadra di Calcio Aziendale Inves" e stando a contatto con varie e nuove squadre Quattordiesi impegnate nei vari tornei si adeguò nel tempo come uomo-manager tuttofare, dall'allenatore virtuale a mezzo infermiere improvvisato, intervenendo con spugna, secchiello pieno d'acqua, ghiaccio, bende, cerotti e asciugamani in spalla a soccorrere a bordo campo i giocatori a terra contrastati duramente dagli avversari con caviglie e ginocchia doloranti con qualche bernoccolo in testa  e lui con il suo sorriso sulle labbra e una  spruzzatina d'acqua, qualche battuta spiritosa e una manata sulle spalle leniva provvisoriamente i loro malanni! Col trascorrere degli anni si promise con lungimiranza a migliorare il "Gruppo Alpini Quattordiese" diventandone Capogruppo nel 1984 al 2009', in quel lasso di tempo s'impegnò con i suoi "bocia e veci" con passione e solidarietà ad intervenire alle numerose "Adunate  Nazionale Alpini, Anniversari e alle sfilate per le vie Quattordiesi" aiutando i terremotati del Friuli nel 76' e gli alluvionati Alessandrini nel 94', ricevendo per la loro abnegazione al dovere, elogi, stima, riconoscimenti, medaglie, gagliardetti e premi vari dalle autorità locali militari e
civili, la  "Madrina Ufficiale degli Alpini era la Sig.ra Pucci Codrino" eletta nel 1969', artefice di raccolta fondi per combattere il "Cancro"


FANFARA DEGLI ALPINI--1969'

 
MADRINA DEGLI ALPINI-PUCCI CODRINO
-1969'
 
E' stato promotore e ideatore della nuova sede del Gruppo Alpino localizzato nel seminterrato di Palazzo Sanfront, iniziando i lavori di ristrutturazione nel 1997' e inaugurato nel 1999' con il taglio del nastro dell'allora Sindaco Mario Sillano, del Capogruppo Renato Poncino e benedetto dal cappellano militare Don Eielli.


INAUGURAZIONE DELLA NUOVA SEDE-1999'

 In sintesi ho descritto com'era e come ha vissuto il nostro caro Renato Poncino nel nostro paese; un uomo, un Alpino, che si dedicò con entusiasmo alla vita pubblica Quattordiese, lasciando una traccia nella nostra mente del suo passato e presente  fra noi, affrontando la vita con serietà e allegria,...ma,... con nostalgia non dimenticheremo i momenti sereni e spensierati trascorsi "Caro Alpino Renato" e con rammarico e affetto, rimarrai sempre nel mio cuore e nei cuori Quattordiesi!


LEVA DEL 1934- DI  RENATO  PONCINO
           

                           Con  Affetto  e  Stima---COLLI  TIBALDI  ANTONIO-
                                                                      (WILLY)

                                              Nizza  Monferrato    IL  7-Maggio-2020'  

giovedì 30 aprile 2020

Ricordando ARMANDO SANDRONE



                          COMMIATO  AD  ARMANDO  SANDRONE


Nel tardo pomeriggio del 28-Aprile nell'ospedale di Casale Monferrato, ha chiuso per sempre gli occh
" il  Caro  ARMANDO  SANDRONE", amico fraterno ed ex collega di lavoro Cavis, (causa, il Coronavirus). 
E' stato un compagno di lavoro attento, capace, arguto, assiduo, ligio al dovere, uomo di una ironia unica; le sue battute ilare erano all'ordine del giorno, pungenti, lapidarie, dette con il suo tono flemmatico e sornione, ci faceva sorridere, tenendoci allegri, spensierati, in fondo era un uomo dall'animo semplice, modesto, gentile, lo definirei più un bravo ragazzo perché non dimostrava la sua età, il suo aspetto giovanile lo qualificava, allegro,  gioviale e tante volte spassoso! Nell'ambiente familiare le sue vicissitudini hanno cavalcato momenti altalenanti, dalla gioia alla tristezza, ma con il carattere indomito, rispettoso, è riuscito a districarsi.  Amava lo sport "bocciofilo", cioè il "gioco delle bocce" la cui passione lo portava a gareggiare in varie gare e tornei nei paesi limitrofi, sopranominato "il bociadùr"! Da alcuni anni eravamo in pensione, lui a  (Quattordio) ed io in quel di (Nizza Monferrato) dove attualmente risiedo. Anche se non ci vedevamo sovente, fra noi si era formato un ristretto gruppo Quattordiese tra i quali spiccano i nomi di Gianni Tedeschi, Franco Tomasino, Vittorio Maccarone, il sottoscritto Willy e Gianfranco Gorreta chiamato dagli amici (Cocki), ex Felizzanese ma residente in Nizza M.



ARMANDO S.


Spesso c'incontravamo al Venerdì mattina di ogni settimana al "Mercato di Nizza M.", puntualmente arrivavano per acquistare tra le bancherelle esposte i beni di consumo per le loro famiglie e inoltrandoci per le vie centrali di Nizza M, chiacchieravamo concitati , felici, contenti, tra grida, gesti,  schiamazzi, parlando del più e del meno  terminavamo la mattinata con  un caffè e una focaccina, salutandoci per la prossima volta!


Mercatino di Antiquariato-NIZZA M.


Nonostante ciò,  Armando lo rivedevo tutti gli anni alle feste patronali e alle festività Quattordiesi di cui sono natìo e ci ritrovavamo accanto a tavole imbandite dalla "Proloco" per trascorrere le belle e indimenticabili serate nel cortile del bel "Palazzo Sanfront" che è anche sede del Comune. Armando,  era l'amico che ci teneva compagnia, oltre a noi, anche con altri amici Quattordiesi, specialmente con Elio Fracchia,  alla fine della serata  ci sedavamo al "Bar della piazza" accanto alla scuola elementare per un caffè o una bibita fresca! La tua scomparsa improvvisa "Caro Armando" ci ha colto di sorpresa rattristandoci, costernandoci, ricordando i bei momenti trascorsi insiemeUn giorno, quando ripasserò davanti a "quel Bar" dove tu ogni giorno eri presente seduto al tuo tavolino all'aperto per leggere il giornale, chiacchierare con i tuoi coetanei, osservare e guardare la gente che transitava sorbendo il caffè o un tè come tua abitudine, eri contento nel vedermi arrivare e mi sorridevi con le tue solite frasi ironiche, apprezzamenti e dopo avermi raccontato i fatti del giorno ci salutavamo con un arrivederci per un prossimo incontro.
Sentiremo la tua mancanza, "Carissimo Armando", il tuo sorriso, e come un'ombra sarai sempre presente nei nostri cuori!!





                                    
                                CON  AFFETTO  E  STIMA, 

                           
                     COLLI  TIBALDI  ANTONIO-(WILLY)                     

           NIZZA  MONFERRATO  IL  30 - APRILE--2020'

domenica 29 dicembre 2019

AI NONNI CHE NON HO MAI CONOSCIUTO




                AI  NONNI  CHE  NON  HO  MAI  CONOSCIUTO


Io non ho mai conosciuto i nonni paterni e materni, quando nacqui loro erano già scomparsi da tempo. 
Vado per ordine e per ora tento di analizzare e di parlarne in modo astratto dei genitori di mio padre Vittorio Colli Tibaldi e di mia madre Onorina Valfrè di Bonzo.
 
I nomi dei miei nonni paterni erano: Guido Colli Tibaldi e Beatrice Ambrogini, mentre per i materni erano: Adolfo Valfrè di Bonzo e Alberta Asinari di San MarzanoI primi due nomi dei nonni elencati, li ho trovati su un documento militare di mio padre (nato a Vigevano nel 1901) che avevo richiesto all'archivio storico di Pavia per sapere il suo trascorso di ufficiale, utilizzandolo in futuro per un possibile mio scritto sulla vita della mia famiglia, lui non ne aveva mai parlato.

 
Onorina Valfrè
di Bonzo

n giorno mentre eravamo a tavola, mio padre accennò qualcosa sui genitori morti  ancora giovani, prima morì il padre e un anno dopo anche la madre, lasciando al mondo quattro figli maschi, tra cui mio padre Vittorio il più anziano e altri tre fratelli, Giovanni, Franco e Mario, che io conobbi in vita. Mio padre aveva 60anni e io 14 e quando si è troppo giovani e immersi in quel periodo di vita, i miei pensieri e le mie attenzioni si indirizzavano e si rivolgevano nel presente  e non nel passato, cosa potevo domandare in quel frangente?...un bel niente!



Vittorio Colli Tibaldi
  
Giovanni-Franco



Antonio 1960'






Mario






























La nostra famiglia era composta  da otto persone: i due genitori già citati in precedenza e da 6 figli, tra i quali: Guido il fratello maggiore, a ruota Beatrice la più anziana delle sorelle, Adolfina, Alberta, Leopolda, più il sottoscritto Antonio, ancora in cerca di lavoro, di guadagnare e di contribuire al benessere familiare dal quale mio padre doveva riprendersi dopo un momento di difficoltà, entrando come impiegato nella ditta Inves di Quattordio, per intraprendere  una seconda vita lavorativa.

Beatrice-Alberta-Adolfina-
Leopolda-Antonio-Guido

Nessuno di noi aveva mai menzionato la vita trascorsa dei nostri cari nonni, può darsi che qualcuno delle mie sorelle, specialmente Beatrice che è del 34', ha conosciuto qualche nonno, ma non ne ha mai parlato e ora che ha raggiunto l'età di 85anni, se gli chiedo notizie del suo trascorso infantile non ricorda, ha poca memoria è come parlare al muro. Mio fratello Guido che era del 32', perciò il più anziano, era l'unico che poteva indicarmi qualcosa di più concreto, avendo vissuto qualche anno con loro e lo dimostra una vecchia foto ingiallita che ho trovato in un vecchio album che lo ritrae insieme alla sorella Beatrice e nonna Alberta e (di spalle i miei genitori).
Col senno di poi e con la convinzione di scrivere la nostra storia, il destino me lo portò via a 80anni e perciò il testimone oculare tace per sempre.


 i  Genitori-,Nonna Alberta-Guido

 Le altre sorelle un po' più giovani forse sanno qualcosa ha tratti, a frammenti, più avanti proverò a sondare, ma noto che,  quando chiedo  informazioni su cose e fatti indietro nel tempo, le loro risposte sono sempre vaghe, non sono mai lineari, sono un po' sfuggenti, è come se gli dessi fastidio. Ora più che mai, mi piacerebbe descrivere, la nascita dei due cognomi altisonanti e dai quattro nomi affibbiati ad ognuno di noi all'anagrafe, prima del battesimo, per esempio i miei nomi sono: Antonio Ottaviano Aldo Maria--per le mie sorelle: Alberta Carlotta Leopolda Maria--Adolfina Ernestina Natalina Ottavia, più avanti vedrò di recuperare i nomi che mancano ancora di mio fratello Guido, Beatrice e Leopolda. 


Stemma della Nostra Casata


Mi piacerebbe capire, chi siamo, chi erano i nostri discendenti, di generazione in generazione, fino ad arrivare ai giorni nostri, anche se abbiamo sul papiro lo stemma di famiglia che c'è l'ho ricorda. Ho già provato per via internet, tentato di spulciare documenti, sarebbe interessante analizzare gli archivi storici e tanti altri passaggi burocratici, ma non è facile, ci vorrebbe tempo e danaro. Mi piace immaginare questi  nonni dal carattere affabile, discreti, un po' ironici, regalandomi un giocattolo quando compivo gli anni, un dono natalizio sotto l'albero, un ovetto di cioccolato a Pasqua, sotto il cuscino un soldino per un dentino caduto e quando ero malato a letto con la febbre mi accarezzavano e mi rimboccavano le coperte, leggendomi fiabe e racconti, facendomi sognare,  tutto questo non l'ho mai assaporato, non l'ho mai provato,...quanto mi manca,... la dolcezza,  la delicatezza, la loro bontà, un gesto affettuoso e il loro amore che non ho mai conosciuto da bambino e nipote, che con l'andare del tempo se fossero vissuti, forse il mio carattere sarebbe più dolce, più morbido e anche il mio pensare e ragionare sarebbe più limpido, più lineare e non introverso. I nonni sono mediatori, si frappongono tra genitori e nipoti nel momento del bisogno mentre i nostri padri e le  nostre madri sono occupati nel lavoro quotidiano per dare benessere ai figli e una certa educazione per comportarsi normalmente nella vita ormai frenetica. Ogni tanto siamo presi da intemperanze, intolleranze verso gli  altri, alle volte siamo soggetti a scatti di nervosismo, rabbia , pianto e improperi , in famiglia tutto può succedere, allora i nonni intervengono come scudi protettivi, sono fari di sapienza e tolleranza e con la loro esperienza, con calma e tranquillità fanno in modo con gentilezza e pacatezza di far da paciere portando serenità in famiglia. Questo andamento e comportamento non l'ho vissuto e con la mancanza della loro guida, sono subito passato da bambino all'adulto, come se i miei genitori non fossero presenti, perché erano in altre faccende impegnati. Mio padre era troppo bravo, buono, umile, intelligente, non mi rimproverava mai e mai uno scappellotto, non aveva tempo di seguirmi negli studi correggendomi, per verificare l'iter del mio vivere quotidiano, la sua vita ha avuto momenti di esultanza e di benessere e per un certo periodo  travagliata, chissà se ha avuto rimpianti, era già anziano e molto malato, morì nel 72' a 71anni, io allora avevo 25anni.

Antonio a 25anni-1972'


Da parte di mia madre non ho mai avuto cenni affettuosi o carezze, se non per mandarmi in Chiesa a servire  messa da chierichetto,  per pregare e seguire le funzioni, era molto religiosa e contenta di me, mi regalava qualche  sorriso e qualche caramella, era severa quando io facevo le bizze e rispondevo male, allora erano sberle. Lei era stata educata dai suoi genitori di origine nobiliare in un certo modo, mia madre era figlia di  "Conti", perciò di conseguenza era "Contessa" abituata ad una certa etichetta di comportamento, non aveva slanci affettuosi verso noi figli, non abbracci o baci, ma nonostante ciò, ci voleva bene, la sua mentalità era molto conservatrice, tutta casa e Chiesa e molta fede. Tutto ciò, era dovuta al fatto che nella sua famiglia aveva un fratello ("Frate Francescano, Missionario in Cina") di nome Teodoro, deceduto ormai nel lontano 1956', uno zio Cardinale, anche lui di nome Teodoro Valfrè di Bonzo nato a "Cavour nel 1853", fu ("Vescovo di Cuneo nel 1885, Vescovo di Como nel 1895, Arcivescovo metropolita di Vercelli nel 1905', Nunzio apostolico in Austria nel 1916, Arcivescovo titolare di Trebisonda dal 1916 al 1919' e creato Cardinale nel 1919' da papa Benedetto XV"), morì nel 1922 a Roma.



Teodoro Valfrè di Bonzo
Teodoro Valfrè di Bonzo-
zio di mia madre

Oltre a queste persone illustre, fra i suoi avi ci fu fra il (1600' e 1700')  anche un  santo "il Beato Sebastiano Valfrè" nato a Verduno in prov. di Cuneo nel 1629' e morì a Torino nel 1710', il quale, si dedicò con impegno all'assistenza dei poveri, degli infermi, dei carcerati, degli emarginati e con la sua amicizia e con la sua operosa carità ,condusse molti alla fede di Cristo, fu "beatificato nel 1834' da papa Gregorio XVI ".


a sx- il "Beato" Sebastiano Valfrè

 Tornando a mia madre, ci insegnava come comportarci, educandoci nel salutare le persone, come parlare e come stare a tavola correggendo il nostro modo di fare. Dei nonni paterni non ho neanche una foto, non so nemmeno che viso avessero, se erano belli o brutti o una via di mezzo, ho solo un ritratto incorniciato che immortala la famiglia Colli Tibaldi oltre un secolo fa...ma non riesco a capire chi sono i personaggi.


Ritratto di Fam. COLLI TIBALDI
oltre un Secolo fa

Dei nonni materni, ho alcune fotografie che ritraggono la nonna Alberta Asinari di San Marzano e Adolfo Valfrè di Bonzo, i loro nomi sono stati adottati come ricordo a mia sorella Alberta e mia sorella Adolfina e lo stesso vale per mio fratello Guido e Beatrice, da parte dei nonni paterni.

Adolfo Valfrè DI Bonzo

Senz'altro erano nonni affettuosi, gentili e lo si capisce dalle espressioni del viso stampate sulla foto, dai loro sguardi, dove nonna Alberta è circondata dai nipoti Guido e Beatrice i miei fratelli più anziani con grandi sorrisi, almeno li hanno conosciuti e vissuto  accanto a loro,...che fortuna!! Chissà, in quei momenti di felicità di cosa parlavano, cosa dicevano, che risate, che allegria, così immagino!

Nonna ALBERTA con i nipoti-
GUIDO e BEATRICE

Pensando e rimuginando sul trascorso dei cari nonni mai conosciuti, mi son fatto alcune affermazioni, rimpiango quei momenti mai vissuti?...rimpiango i loro baci, le loro carezze?...rimpiango il loro affetto e i loro sorrisi?...rimpiango i loro rimproveri a fin di bene ed essere rimboccato a letto mentre dormo e sognare giorni e momenti felici?...forse sì! E ora , che anch'io ho l'età da nonno, ho 72anni, se avessi dei nipoti mi comporterei come loro?...forse si!!!

Nonno Virtuale ANTONIO-
Anni 72
'

Comunque, alla fine della storia, cari nonni che non vi ho mai conosciuto, vorrei dirvi,... vi voglio tanto bene!! Ai posteri l'ardua sentenza!!

                                   Antonio  Colli  Tibaldi  Willy--
                                 Nizza  Monferrato  29-12-2019'






                                   





                                  

giovedì 25 luglio 2019

IL BALLO DELLA MATTONELLA



                                    IL  BALLO  DELLA  MATTONELLA


Chi di noi ragazzi del (46'-47'-48'-49'-50') negli anni 60'/70' non ricorda "il ballo della mattonella" nelle sale di allora?.. 
Quegli anni beati e spensierati scorrevano e noi come matti correvamo con qualsiasi mezzo per intraprendere le nostre avventure notturne tuffandoci nelle belle e buie notti estive col cielo trapuntato di lucide stelle mentre la luna occhieggiava da lontano maestosa nella sua rotondità geometrica,... a trascorrere le nostre ore nelle balere più in voga, più conosciute, più frequentate del momento dai nomi altisonanti tra le quali: "lo Sckating" di Nizza Monferrato, la "sala da ballo di Calamandrana al sabato sera" e il "Dancing Croce Bianca di Mombercelli" la nostra meta preferita, più assidua della domenica sera!

NIZZA  MONFERRATO

Dal 63'/64' al 73' ho bazzicato ad ogni fine settimana con amici e non, in queste benedette balere, che spettacolo, che esultanza, che felicità per me e per i miei compagni ancora ragazzini, ci sembrava di stare in paradiso! Nel 64' avevo 17anni, le prime volte per giungere a destinazione era un pò un dramma, prima di tutto non avevo ancora la patente, non mi rendevo conto dove si trovassero questi paesi ed a che distanza e non essendomi mai mosso,  ero digiuno di geografia limitrofa, col tempo imparai a diventare esperto nell'arrangiarmi tramite passaggi in auto da amici e conoscenti adulti che in quel periodo erano proprietari della prima 500', qualche volta con l'autostop e quando rimanevo a piedi per mancanza di posti occupati da altri compaesani, ero fregato per tutta la serata! Comunque, il bello era quando si entrava nelle sale,...(premetto che l'orario era dalle 21 alle 24), non come adesso che entri a mezzanotte ed esci alle 6 del mattino con le ossa rotte ed il cervello in ebbrezza, roba da matti, i locali non si chiamano più romanticamente "sale da ballo o balere" ma sono sostituiti da oscure "discoteche" e ritornando alle nostre piacevoli serate, si entrava mentre le luci illuminavano la pista da ballo e noi potevamo spaziare ad ampio raggio il nostro sguardo tra moltitudine di tavolini occupate da gioiose ragazze del posto e dintorni che spettegolavano fra loro occhieggiando noi ragazzi che giravamo nella sala per adocchiarle, non vedevano l'ora che qualcuno di noi si facesse avanti per invitarle. 

CALAMANDRANA

Le canzoni le cantavano i vari complessi locali che si susseguivano nelle varie serate e occupavano un piccolo palco alla destra dell'entrata e le più gettonate erano: Piccola Ketty, Balla Linda, Yerstardays, A chi, La bambola, 29 Settembre, Io vagabondo, Ho difeso il mio amore, Io voglio vivere, Dio è morto, Lisa dagli occhi blu, è Tutta mia la città e ancora tante altre, composte in quegli anni dall''Equipe 84'-la Formula 3- i Pooh- i Bee Gees- i Bich Boys- i Beatles, i Nomadi, i New Trolls, i Giganti, Lucio Battisti, Mario Tessuto e  altri ancora dei quali mi sfuggono i nomi.

BALLO  LENTO

S'iniziava con i lenti, le luci rimanevano soffuse per creare l'atmosfera adatta per le coppie e duravano il tempo di quattro canzoni dopo ogni intervallo ed ecco che la nostra mattonella rimaneva appiccicata ai nostri piedi come noi ballerini alle nostre dame e la 
mattonella era sempre quella e la danza idem, stretti stretti con la ragazza interessata, guancia a guancia, tète a tète, intavolando un dialogo avvincente e divertente, come al solito le domande erano: come ti chiami, di dove sei, lavori, studi, quanti anni hai e così via, erano i primi ammiccamenti di noi ragazzi imberbi, le prime chiacchere, i primi incontri, i primi approcci, i primi baci e tante illusioni e se per tutta la serata la ragazza ricambiava, il prossimo appuntamento era assicurato e tutto filava liscio, tra felicità e speranza!

MOMBERCELLI

All'inizio degli anni60' i tavolini disposti attorno alla pista, le ragazze occupavano i posti a sedere, alcune erano accompagnate dalle mamme, ma col  tempo questa usanza scomparve; tante di loro arrivavano col pulmino del locale,  prelevate da comune accordo nei vari paesi limitrofi e  più avanti il mezzo fu sostituito guidando la propria automobile in compagnia di amiche e amici.

Balli  veloci- SHACHE  e  TWIST

Le vicende notturne si moltiplicavano col passare del tempo, la gioia, la felicità sprizzava a fior di pelle, era un miscuglio  di visuale, di sguardi, di parole, di pensieri, di attese, di appuntamenti, a volte  credendo di averla ammaliata, ti prendevi delle fregature passando per imbecille, le delusioni erano dietro l'angolo, eravamo giovanotti alle prime armi nell'arte dell'amore, cercando di capire l'universo femminile nel suo agire! 
Nei primi balli degli anni60'  il ( twist) era ancora di moda, i (lenti), prevalsero per agganciare le prime girls e dopo come svago di gruppo o di coppia venne fuori lo (shake), un ballo movimentato di gambe e di braccia, divertente e allegro, a fine serata il "liscio" composto da polka, valzer, tango, mazurka, più per adulti, a me non piaceva, ma adesso lo ballerei volentieri, mi dispiace di non averlo imparato, mentre oggi dovrei fare un corso di aggiornamento! I lenti, erano accompagnati da musiche e languide canzoni  per conquistare la ragazza di turno, a forza di frequentare le solite balere, ormai le girls le conoscevo tutte, altre facce nuove apparvero all'orizzonte, erano ragazze di città provenienti da Genova, Milano, Torino e altre città minori che si recavano durante le festività Natalizie, di Carnevale, Pasquali e vacanze estive dai nonni residenti nei paesi di campagna del Monferrato e delle Langhe, notai visi nuovi e sconosciuti di belle e discrete ragazze, un pò di tutto e di più, intrecciando nuove relazioni, ballando sempre con la mattonella sotto i piedi,...che ricordi belli e lieti, quante storie e vicende si sono avverate e portate a buon fine e altre no, nascevano nuove amori e nuovi fidanzamenti che sfociavano più avanti anche in matrimoni!  Le serate trascorse nelle balere erano belle, intriganti, si ballava, si sudava,  si vociava ridendo con elettrizzante allegria, spensierati e ottimisti, la mia compagnia era formata specialmente da amici più stretti, tra i quali ricordo: Damasio D, Zallio G, Vigato G, che essendo biondo di capelli come i miei e corporatura simile alla  mia ci scambiavano per fratelli e raramente anche Cassinelli G, lungo la serata  si beveva il solito "Amaro Ramazzotti", era l'unico amaro del momento che conoscevamo e costava poco ed era amaro,.. amaro come le delusioni d'amore!

WILLY-GIANCARLO-1964'



Giancarlo-Willy-Giuseppe-
Domenico-Giovanni-
Arenzano -1966'


Quando presi la patente e guidando la vecchia 500 di mio padre che aveva ancora le portiere al contrario, qualche volta si rompeva il giunto del semiasse lasciandomi a piedi, iniziai a viaggiare singolarmente, qualche volta caricando l'amico fidato, allora la musica cambiò, riuscivo  a rimorchiare qualche ragazza, qualche amica e le storie amorose erano a portato di mano. 





FIAT-500 -GUIDO e POLDA




Campagna di VIARIGI-1972
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Di notte, quando ritornavamo alle nostre
dimore, ci raccontavamo i fatti e misfatti e con le nostre vetture ci rincorrevamo lungo le strade del ritorno facendo a gara chi arrivava prima al paese, che incoscienti,... era la nostra gioventù che sprizzava energia da tutti i pori e siamo stati fortunati a non subire danni! In autunno c'erano nebbie  a non finire da tagliare col coltello, eppure noi ragazzi, gagliardi e fiduciosi, intolleranti delle regole, viaggiavamo con le nostre piccole auto tra le intemperie, sotto la pioggia, sotto la neve, addirittura in mezzo all'acqua esondata dal fiume Belbo di Nizza Monferrato in una fatidica sera di Novembre del 68', ce la siamo trovata improvvisamente a Incisa Scapaccino andando verso Calamandrana per trascorrere la serata e noi testardi invece di ritornare, da temerari e con fatica siamo arrivati a destinazione con molto ritardo e guarda a caso nella sala non c'era nessuno, la serata era stata annullata e ritornammo scornati! 


ESONDAZIONE FIUME "BELBO"-1968'

INCISA SCAPACCINO

Eravamo ardimentosi e senza grilli per la testa, senza se e senza ma, tentando sempre di flirtare con belle e nuove girls del momento, era sempre una festa da gustare a piene mani e quando si smorzavano le luci del dancing sulla pista, i nostri bollori, i nostri sogni, le nostre frenesie, le nostre speranze, i battiti del nostro cuore aumentavano ballando sulla mattonella  con la partner del posto iniziando un nuovo flirt e un nuovo iter, la nostra mattonella era sempre lì, testimone (del bel tempo che fu), toccando il cielo con un dito non vedevo l'ora di riabbracciarla, il tempo vola, ma non dimentica! Oltre alle sale frequentate assiduamente, c'è n'erano altre a portata di mano, ma noi non eravamo tanto entusiasti perché,... come si dice tra noi,...non eravamo di casa, erano nelle vicinanze e tra le quali ricordo: Vallerana, il Palladium di Acqui Terme, il Winter di Asti, il Civì o Civià di Alessandria, il Gazebo di Canelli e altre, di cui non ricordo i nomi e per ultimo il (Diamant di Bra), un locale molto ampio che conteneva circa 1000 persone per me era fin troppo. Bra, cittadina un pò lontana per il nostro raggio d'azione e mi ricordo che quella sera nebbiosa per ritornare a casa verso l'una di notte con l'unico e ultimo amico di turno per modo di dire, credo si chiamasse Marcucci, un toscano, guidava una Ford nera di grossa cilindrata dello zio americano, era un po' spaccone e viaggiava  a velocità sostenuta nel cuore della notte, mentre io con la testa fuori dal finestrino gli  indicavo la riga bianca che con la nebbia stratificata non si vedeva un tubo, continuando a dirgli vai piano,...vai piano, vai diritto, guarda che c'è la curva,... avevo i nervi a fior di pelle, mentre i miei piedi teoricamente premevano il tapettino dov'ero seduto con l'intenzione di frenare e lui continuava imperterrito a velocizzare, roba da pazzi, quando arrivammo al paese stravolti un'ora dopo sani e salvi gli dissi con te non  vengo più,...vai all'inferno!!

SPOSI  NEL  1974'

Col passare del tempo tra lenti, shake, intrallazzi e trastulli vari, all'ultimo momento conobbi una bella ragazza di nome Graziana che prima non avevo mai visto nella sala di Mombercelli in compagnia di alcune amiche ed io osservandola di sottecchi mi dissi non è male e mi buttai a capofitto nella mischia ballando tutti insieme e mi presentai facendo conoscenza del gruppo in quattro e quattr'otto e guarda un po'il destino ci mise lo zampino, era il 72' e nel 74' il destino ci unì per sempre e con oggi sono 45anni che stiamo insieme!!


INSIEME da 45ANNI

Pensando  a  GRAZIANA




             
  Willy--Nizza  Monferrato  24-07-2019'