martedì 9 febbraio 2021

IL COMANDANTE DI CONFINE

                  La storia vera del Comandante di Confine


Il COMANDANTE era nato a VIGEVANO il 1-Agosto-del 1901, figlio di GUIDO COLLI TIBALDI e BEATRICE AMBROGINI che gli diedero il nome di VITTORIO, intraprese gli studi nel collegio dei "Saporiti", frequentando il Liceo, la scuola più prestigiosa della città.


Istituto "Saporiti"-


A 20anni, il 31- Luglio del 1921 è chiamato alle armi e il 1° Agosto è assegnato al "Corpo Allievi Ufficiali" della scuola del "IV° Corpo D'Armata di Bologna", promosso al grado di Sottotenente entra nel "9° Reggimento Alpini di Bergamo" il 18 Gennaio del 1923 come "Guardia Confinaria" e  inizia la carriera militare degli alpini nei vari distretti militari e gli viene affidata la sorveglianza diretta delle zone  adiacenti alla Linea di Frontiera per il controllo dei confini dell'arco alpino e dintorni, in questa foto è in compagnia con alcuni commilitoni della scuola.


con alcuni commilitoni-1923-Lui è al centro



Sottotenente Alpino












Il 21 Gennaio del 1931, sposa a Torino "ONORINA VALFRE' di BONZO" figlia dei CONTI "ADOLFO VALFRE' e di ALBERTA ASINARI di S. MARZANO" e si trasferisce  per il primo servizio di "Guardia Confinaria" al distretto militare  nella Fraz. di "LATTE" Prov. di Ventimiglia al comando di una cinquantina di uomini per controllare il "Confine Francese, nella foto seguente il Comandante è sul terrazzo di casa distrettuale  con la divisa militare estiva di colore bianco, la zona è un posto di mare.



ONORINA VALFRE' di BONZO-
VITTORIO COLLI TIBALDI-1931


CONFINE FRANCESE-VENTIMIGLIA



LATTE-Fraz. di Ventimiglia-1931


il COMANDANTE

LATTE--1931


















Nel 1932 del 19 Agosto nasce "GUIDO" a "S. MARIA MAGGIORE" in Prov. di Verbania  in Val Vigezzo,  il figlio primogenito.


GUIDO-1932


 Nel 1934 si trasferisce a "COMO", mentre l'ufficio di controllo è a "CHIAVENNA" in Prov. di Sondrio".



CHIAVENNA-1934


In quel di COMO nasce"BEATRICE" il 27 Novembre, la secondogenita. 


BEATRICE-1934
COMO-1934

















Nel 1937-38 è a "LUINO" sulle rive del Lago Maggiore in Prov. di Varese, assegnato al controllo del confine svizzero. Nel 1940 è in servizio a "DOMODOSSOLA" in Prov. di Verbania, dove nasce "ADOLFINA" il 25 Dicembre, la seconda sorella.


ADOLFINA -1940


LUINO-1938







 
DOMODOSSOLA-1940


Macugnaga è l'osservatorio per eccellenza per controllare il Confine Svizzero è una località ai piedi del Monte Rosa a 1327mt di quota in Valle Anzasca.

 





 













Guido con i Genitori-1940



MACUGNAGA-CONFINE SVIZZERO























 














 in pausa 



  con la moglie sulle piste da sci-1940 



il Comandante in perlustrazione-
MACUGNAGA-1940


MACUGNAGA-1940


"LUBIANA" nel 1941 esercitò il controllo sul Confine "Slavo- Iugoslavia" zona di guerra, in quell'anno questa città era una Prov. Italiana della Regione "Venezia Giulia", attualmente è Capitale della "Slovenia" che fa parte dello Stato Iugoslavo.


LUBIANA-1941


SLOVENIA


Nel 1942 è ad "AOSTA" sul Confine Francese ed in questa bella città nasce "ALBERTA" il 16 Febbraio la terza delle
sorelle.
ALBERTA-1942











AOSTA-1942




 sulle piste di Confine


Nel 1943 si insedia ancora in un altro distretto, è"BRUNATE" in Prov. di Como.



BRUNATE-1943


Nel 1944 è in servizio per pochi mesi ad "ABBAZIA e Fiume che s'affacciano sul Golfo del Quarnaro in Istria sull'Adriatico che nel periodo dal 1919 al 1947 dopo la 1à Guerra Mondiale erano cittadine Italiane attualmente sono ritornate Croate.



























FIUME-1944



ABBAZIA-FIUME-ISTRIA







una gara sportiva



,
FRIULI-VENEZIA GIULIA



l
 un momento di riposo-il Comandante
 è sul gradino 


 col figlio GUIDO


COMO-1à S.Comunione
 di BEATRICE-1944



In questa foto è presente la famiglia del Comandante a sx in alta uniforme col grado di Maggiore con la moglie Onorina e i figli, da sx, Alberta, Adolfina, Beatrice la festeggiata e il fratello Guido, sulla dx il fratello del Comandante Giovanni,  Alpino pure lui con accanto la moglie Giulietta!


 al centro con i suoi subalterni-AOSTA-1942



Guido e Bea con papà Vittorio-
1940


L 'ultimo servizio da Comandante della "Guardia Confinaria" è  alla fine del 1944 a "MORBEGNO" in Prov. di "Sondrio" e a "COLICO" nei primi mesi del 45, in Prov. di Lecco in Valtellina, confine SvizzeroA Morbegno nella bassa Valtellina in Prov. di Sondrio, in questa foto il Comandante è icompagnia di alcuni suoi alpini e della  moglie Onorina, presso una baita di montagna, allegri, sorridenti, sereni, spensierati, parlano fra loro durante una pausa.


MORBEGNO-1944



COLICO-1945
















  con i suoi subalterni e la consorte



COLICO-1945 con i figli Guido-Bea
-Adolfina-Alberta


 
cartina geografica di Morbegno-Colico


La moglie del Comandante ha sempre accompagnato il marito nei vari distretti militari di Confine, era una vita  un po' frenetica per via degli spostamenti militari distrettuali  da un anno all'altro e con figli al seguito. La coppia ha condotto la vita familiare tra alti e bassi, trascorrendola nei luoghi presso i confini prendendosi qualche svago, sciando su piste innevate, visitando città e paesi di frontiera  e  festeggiando in famiglia  battesimi, compleanni, Cresime, prime  Comunione, festività natalizie e pasquali con i figli. La loro permanenza tra questi posti è stata caratterizzata da panoramiche mozzafiato, tra orizzonti infiniti, vette innevate, con cieli limpidi, tersi, dai colori inimmaginabili, dal blu intenso alla luce accecante del sole, cieli punteggiati da nuvole bianche lente  come dirigibili, altre veloci come vele bianche sul mare, in alcune zone di confine si respirava l'aria dei laghi, del mare in località come il lago di Como, il Lago Maggiore, il mar Ligure e il mare Adriatico; brezze marine, arie primaverili ed estive accarezzavano silenziose gli specchi  dei laghi e le onde del mare, questa era il bel vissuto pur se faticoso, frastagliato e variegato  della Guardia Confinaria dove si respirava un'aria di libertà, pregna di attenzioni, sentimenti, pensieri e ricordi che scorrevano nella mente e nel cuore  dei due coniugi in quel lontano anni 30-40 che non basterebbe un libro per conservarne la memoria, il vivere di allora sembrava normale, aperto, quieto, pieno di speranze per di futuro. Col passare degli anni la carriera del Comandante raggiunse l'apice e  nel 1945 venne congedato col grado di Maggiore degli Alpini  lasciando per sempre il controllo dei confini del Nord alle sue spalle da lui svolto sempre con determinazione e rettitudine.



Il COMANDANTE
in posizione


 A guerra conclusa, nel 1945  si è stabilito a QUATTORDIO, dove nel 1947 nasce "ANTONIO" il 6 Novembre, il secondo fratello, all'Ospedale Civile di Alessandria e nel 1948 nasce "LEOPOLDA"  a Quattordio, l'ultima delle sorelle il 24 Dicembre.


ANTONIO
LEOPOLDA















Ligio ai doveri familiari si adeguò alla nuova vita civile. Il "COMANDANTE della Guardia Confinaria" VITTORIO COLLI TIBALDI,...mio Padre, muore il 5 Novembre del 1972 a 71anni, questa è la vera  storia del suo trascorso lungo i confini del nostro Paese ITALIA!


QUATTORDIO-1945



Con affetto e stima,...il figlio Antonio

Nizza Monferrato il 9-Febbraio-2021'

martedì 19 gennaio 2021

RICORDANDO ALBERTA COLLI TIBALDI-BILLI

 

                     RICORDANDO ALBERTA COLLI TIBALDI BILLI


In un'ora segnata dal destino è mancata all'affetto dei suoi cari, mia sorella ALBERTA chiamata BILLI dagli amici d'infanzia. Sei stata per me una sorella maggiore, un'amica, hai vissuto prima di me i tuoi primi 5anni che ci separano, trascorrendo gli anni d'infanzia con i nostri genitori tra felicità e amarezze che tu hai conosciuto meglio di me, in compagnia delle care sorelle BEATRICE, ADOLFINA, LEOPOLDA e prima ancora il fratello GUIDO che ormai non c'è più! E' bello e lieto riandare con i ricordi negli anni passati quando noi eravamo insieme e con poco eravamo felici. Ultimamente ci siamo sentiti per telefono augurandoci un Buon Natale ed un Felice Anno Nuovo ma la dea fortuna è stata avversa. Quando sfogliavo il vecchio album di famiglia ti rivedevo ritratta in alcune foto quand'eri una bella ragazza piena di vita nel fiore degli anni, dall'atteggiamento spensierato e felice in compagnia delle tue amiche.. Eri una sorella buona, sorridente, allegra, simpatica, erano gli anni più belli e indimenticabili. La tua morte inattesa e rapida lascia un grande vuoto in chi ti ha amato e ti amerà per sempre con rimpianto ed infinita tenerezza pregherò per te, e' bastato un attimo per rubare la tua vita e a noi non basta una vita per dimenticare quell'attimo! Sentiremo la tua mancanza, il tuo sorriso, la tua allegria contagiosa e come un raggio di sole sarai sempre nei nostri cuori e nei cuori dei tuoi Quattordiesi che tu hai conosciuto e convissuto fin dall'infanzia! Ti voglio ricordare con queste "immagini ricordo" quando tu eri "Raggiante e Bellissima"!

Billi  in età  giovanile


con  papà  Vittorio

--Ivo Torti e Alberta Colli Tibaldi



gli sposi--Ivo Torti e Alberta Colli Tibaldi


il giorno del suo matrimonio-
28-Luglio 196
2


con le amiche al fiume Tanaro-1955


                               CON  TANTO  AFFETTO  E  RIMPIANTO, 
                                        TUO FRATELLO  WILLY

                      ANTONIO  COLLI  TIBALDI---NIZZA M.---19/01/2021

lunedì 18 gennaio 2021

L' amò disperatamente,...finchè morte non ci separi

 

                  L' amò  disperatamente,...finchè morte non ci separi.


Questa è la storia di un bellimbusto che visse in un paesino della pianura padana, di origini venete con accento piemontese, si chiamava "Amerigo", il suo nome derivava da un bisnonno che traslocò in America in cerca di lavoro e suo padre gli affibbiò questo nome per ricordarlo, sposato con una brava moglie, non bella, diplomata, dall'aspetto appariscente, fisicamente scialba e portava gli occhiali.  Amerigo era  Ragioniere o Geometra non si sa, impiegato nell'ufficio compravendita di un'azienda fornitrice di pezzi d'auto per una grande fabbrica, uomo dalla parlantina sciolta, ne bello, ne brutto, fisicamente robusto, dal viso rotondo, pieno, dall'espressione bonaccione, accompagnato dal sorriso un po' canzonatorio, occhi vivaci, età sulla cinquantina forse un po' meno; all'ora di pranzo i colleghi lo invitavano alla mensa e lui rispondeva ironicamente...no grazie, preferisco un giro intorno al tavolo e mangiarmi una mela, devo perdere peso, così mi consiglia spesso il mio medico e giù tutti a ridere! Per motivi di lavoro, l'Amerigo sovente si recava a Torino per contattare i fornitori per approvvigionare la produzione della sua ditta acquistando pezzi di ricambio, frequentava vari uffici facendo amicizie qua e là con altri colleghi, s'incontrava con nuovi impiegati, dirigenti partecipando a varie riunioni di lavoro e in questi frangenti conobbe una bella donna e da qui inizia la vicenda tragicomica di Amerigo. Una donna bellissima, una splendida mora con occhi bellissimi, bocca sensuale, una signora sposata, separata, single non si sa e nemmeno il suo nome, impiegata in qualche ufficio che Amerigo frequentava, chi lo sa e da quel momento se ne innamorò perdutamente; gli incontri s'infittirono con sguardi dolci, languidi, con grandi sorrisi invitanti ed iniziarono a frequentarsi assiduamente. Per stare accanto all'amata, l'Amerigo si licenziò dal suo posto di lavoro in quattro e quattr'otto anche se lo stipendio era assai redditizio, ma lo ignorò e cessò la sua attività aziendale, raccontando agli amici d'ufficio una bella balla e una bella scusa alla moglie dicendo che cambiava azienda, avrebbe lavorato in un ufficio di una grande ditta  torinese con doppio stipendio e agevolazioni varie,...ma non era vero! Viveva alla giornata senza far nulla, bighellonando libero da impegni giornalieri o di altra natura, libero come l'aria, ma col chiodo fisso di frequentare, di stare insieme alla cara bella moracciona piemontese. S'incontravano a volte a casa di lei o nella stanza d'albergo preso in affitto da Amerigo e la storia d'amore improvvisato proseguì a gonfie vele e come un colpo di fulmine a ciel sereno, si scatenò, travolgendoli sessualmente negli amplessi più sfrenati e divennero da quel momento amanti ed ebbe inizio la nuova vita di Amerigo "da tomber de femme" a vagabondo errante, da disoccupato a uomo senza famiglia", mentre la moglie non sapeva nulla e all'oscuro di tutto, considerava fiduciosa il suo cicciuto marito uomo esemplare e rispettoso dopo anni di beata convivenza.


L'amò  disperatamente

 
Col trascorrere dei giorni, delle settimane, dei mesi, l'Amerigo diede fondo ai suoi risparmi  continuando imperterrito a languire con piacere tra le braccia dell'amata, ormai aveva perso la testa per sempre non ricordando di avere ne moglie, ne amici, non glie ne importava un bel niente, un bel nulla, un bel fico secco, l'importante per lui era di far spesso l'amore con l'adorata ingorda e ne voleva ancora, ancora, fin quando chiese ad un medico un rimedio, un "aiutino" per rinvigorire  l'amplesso infuocato diventato un po' fiacco. 
Aveva vergogna di presentarsi in farmacia per chiedere la "pillola blu miracolosa chiamata "Viagra" e senza ritegno,  se lo fece procurare anche dalla "scialba moglie" che ormai era al corrente di tutta la storia amorosa intrapresa dal marito che ubriaco d'amore e di sesso di procurargliele, la consorte con sconforto acconsentì, maledicendo l'Amerigo e i santi, pur di non far trapelare ad altri lo sconvolgimento familiare. La storia andò avanti e dopo una lunga relazione con l'amante , un bel dì, il suo organismo ne risentì, il suo cuore affetto da complicazioni cardiovascolari smise di battere, vinse l'infarto e il focoso leone  Amerigo se ne andò per sempre da questa frenetica vita terrena, forse morì contento di essere riuscito a rivoluzionare la sua vita da insignificante individuo qual era a focoso personaggio da letto; ma la storia non finisce qui! Con l'Amerigo ormai defunto, un bel giorno, dalla moglie vedova si presentò un signore elegante elencando le sue credenziali le disse con cordialità: guardi signora che suo marito quand'era in vita era in debito presso la mia gioielleria per l'acquisto di vari gioielli, espose il conto con tanto di fatture e scontrini e lei rimase a bocca aperta per lo stupore e disse fra sé: ma che cosa ha combinato quel pazzo di mio marito! In seguito si presentò un altro gentile signore con altre fatture e scontrini  non pagati  i relativi soggiorno di varie settimane nell'albergo dove lui alloggiava tra pranzi e cene con l'amante e di nuovo la vedova  rimase a bocca aperta per lo stupore e disse fra sé: ma cosa ha combinato quel matto di mio marito! Successivamente un altro creditore apparve per riscuotere il debito  per l'acquisto di vestiti e nuovamente la  vedova rimase  a bocca aperta per lo stupore.  Fatto sta che il defunto marito quand'era in vita per soddisfare le esigenze e le voglie della bellissima  mora s'indebitò qua e là senza ritegno continuando a rassicurare i  creditori dicendo che avrebbe saldato i conti al più presto ma era una bugia e facendo credere all'amata la sua infinita generosità e amore perpetuo finché morte non ci separi, coprendola di regali, rifugiandosi in amplessi a non finire. Si meravigliò di se stesso, non credeva ai suoi occhi di avere sottomano questo ben di dio, questa bellissima donna dal fisico stupendo che l'amava e paragonandola alla moglie disse: "voglio solo lei e sempre lei, meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora" e da uomo normale com'era prima, privo di fantasie erotiche si trasformò in un aitante latin lover da strapazzo, inebriandosi di sesso.
La fine di questa  storia ha del tragicomico perché la moglie sapeva, l'amante idem, gli amici stretti sapevano e anche i vicini di casa,... la vedova delusa, amareggiata, affranta e tradita vendette la casa, saldò i debiti del marito e si rifugiò con tristezza e malinconia nell'oblio di un'ospizio!

                                                

                                               --WILLY--NIZZA  MONFERRATO --18-01-2021


giovedì 12 novembre 2020

Ricordando Luigino Lupano

                                                 A   LUIGINO   LUPANO


Martedi  10 Novembre 2020, è mancato all'affetto dei suoi cari e dei Quattordiesi, il carissimo Gigi Lupano di anni 69. Un altro coetaneo deceduto in questo periodo fatidico, così triste e malinconico, impregnati di mesi sofferti e di prudenza per colpa di questa (Pandemia) che sta devastando il mondo e l'umanità intera condizionando il nostro modo di vivere e di relazionarci. Gigi Lupano ci ha lasciato non per il (Covid-19) ma per un (forte scompenso cardiaco), lo voglio ricordare come un bravo e buon amico, anzi come un giovane uomo, non dimostrava la sua età, dal carattere mite, tranquillo, sereno. L'ho  conosciuto fin da ragazzo e più tardi ci siamo ritrovati alla Cavis di Felizzano come dipendenti, lui lavorava negli uffici tecnici ed io al Centro Esperienze. Ogni tanto l'ho incontravo nel mio reparto e parlavamo del più e del meno, sempre col suo sorriso sulle labbra e con tranquillità e serenità ci scambiavamo i nostri punti di vista e qualche volta ci scappava anche una risata, poi ognuno riprendeva il suo lavoro. Non ero della sua compagnia, io sono più anziano di 6anni, sono di un'altra leva, la sua amicizia era più legata ai suoi  compagni e amici, tra i quali Guido Musso e Tonino Venezia amici di sempre e validi compagni di lavoro Cavis, perciò inseparabili, Teresio Barberis, Beppe Bona, Gianni Stradella, Francesco Cordero, Carlo Musso e tanti altriMolte volte l'ho incontravo al (Mercato di Nizza Monferrato) di Venerdi, dove io risiedo, ci scambiavamo le nostre impressioni, le nostre opinioni e alla fine dei nostri discorsi mi salutava col suo sorriso pacato e gentile. Quando ero a Quattordio, mio paese d'infanzia, mi fermavo al bar di Piazza Marconi (sede della Scuola Elementare) per un caffè in compagnia di Armando Sandrone, il quale era seduto al tavolino per chiacchierare, curiosare, (caro amico di un bel tempo che fu), anche lui scomparso alcuni mesi fa e notavo, seduto ad un altro tavolo Gigi Lupano attorniato dai soliti compagni, (Teresio (cile), Beppe, Guido, Tonino, Franco, Gianni, Carlo), che parlottavano e se la ridevano spensierati e allegri, cari amici di una vita e dopo qualche battuta ci salutavamo con entusiasmo, allegria e con un pizzico di ironia! Ricordando questi atti e gesti amichevoli, ecco che il mio pensiero vola con tristezza al caro Armando, a Giampaolo Calligaris, a Renato Poncino e altri Quattordiesi scomparsi in un lampo e mi rattristo per queste persone che in vita mi hanno impresso allegria, partecipazione e compagnia! Purtroppo, quest'anno un altro Quattordiese s'è né andato lasciando in noi tristezza, malinconia, costernazione ed in questo tempo così difficile e imprevedibile, con nostalgia e commozione, caro Gigi Lupano, rimarrai sempre nei nostri cuori!!

LUIGI  LUPANO



                             con   affetto  e  stima, WILLY!

                                    Colli  Tibaldi  Antonio
                      Nizza  Monferrato--12 Novembre--2020