venerdì 30 gennaio 2026

IL NOSTRO PAESE

                                                        IL  NOSTRO  PAESE


QUATTORDIO--Anni 70'-90'


Quattordio è un paese  dal percorso millenario le cui radici s'intrecciano e nascono dalle ceneri di un passato pieno di eventi storici attraverso guerre di conquista, di aspre battaglie, di distruzioni, devastazioni e saccheggi durante i secoli perpetuati da eserciti di passaggio fra dominio e vassallaggi fin quando la pace e la tranquillità del nostro paese si trovò ad aleggiare lentamente fra il Medioevo e la prima età moderna sotto la sovranità dei Savoia. Nel tempo l'era moderna ha tracciato nel nostro paese un polo industriale chimico-manifatturiero del 900', uno sviluppo impressionante  guidato da due grandi pionieri dai nomi altisonanti, l'ing. Cesare Pettazzi e l'ing. Giuseppe Fracchia, artefici del benessere del paese, della nostra gente e della provincia, di cui dobbiamo perennemente la nostra riconoscenza.  Attualmente è ricca di "Arte Urban" (QUA) e del "Street Art" (arte di strada) e Cultura", alla Architettura Storica che comprende i "Palazzi Olivazzi-Tapparone-Canefri- Negri di Sanfront, il famoso Castello di Lajone e Rocca Civalieri, nonchè gli edifici religiosi: la Chiesa Parrocchiale di S.Pietro e la vicina Chiesa di S.Francesco a Serra. Quattordio è storicamente legata  ad antichi Feudi formatosi nei secoli tramite famiglie nobiliari tra le quali spiccano : gli Olivazzi, i Civalieri, i Mantelli e i Guttuari de Castello. Oggi possiamo dire che il nostro paese è composto da famiglie le cui radici si sono intrecciate tra nuclei familiari che ancora ne portano il nome, dove i nostri figli, nipoti e pronipoti ne rappresentano la continuità legittimando le future generazioni e continuando il nostro divenire. Quattordio è un paese dove i bisnonni, i nonni e i genitori, sono i fautori della vecchia guardia del nostro passato tanto caro, rimangano solo i gioiosi ricordi del "bel tempo che fu" e ci ricorda con emozione come eravamo, sperando che i nostri  giovani seguano le nostre orme sulla retta via.


QUATTORDIO--Anni2000'


                                         Con  Stima  e Simpatia--Colli Tibaldi Antonio-Willy

                                                      Nizza Monferrato--Gennaio-2026'

martedì 20 gennaio 2026

IL CARDINALE E IL FRATE

                                                       


                                                          IL  CARDINALE  E  IL  FRATE


Carneade, chi sono questi due protagonisti? Andando a ritroso nel tempo scoprii che il Cardinale era lo zio del Frate, cioè suo nipote! Il Cardinale si chiamava Teodoro, nacque a Cavour (TO) il 21 Agosto 1853', nella nobile famiglia dei Valfrè conti di Bonzo figlio di Giacinto Valfrè di Bonzo e di Erminia Camilla del Carretto di Torre Bormida. Il palazzo della famiglia Valfrè a Dronero era la loro residenza, ha origini che risalgono alla metà del XVII secolo, nato dall'unione di tre edifici nel tardo XV secolo legato ai Marchesi di Saluzzo e poi ai Conti Valfrè di Bonzo. Ha subito modifiche  nel 700' è un esempio di dimora storica piemontese con una storia che s'interseca con le vicende nobiliari e locali, era una famiglia di tradizione militare; il padre Giacinto combattè nelle battaglie risorgimentali, lo zio Leopoldo (medaglia d'oro) fu Senatore del Regno. 

Palazzo di Fam. Valfrè a Dronero

Leopoldo Valfrè-
Generale di Artiglieria-
Senatore del Regno e
Medaglia D'Oro

Nello stemma della casata con sfondo azzurro al leone d'argento coronato, linguato e unghiato d'oro, fissante una stella posta nel punto destro del capo, si legge il motto: "BENE  AGERE  ET  LAETARI" tradotto: (fare bene per essere felici), sarebbe stato anche il motto del suo stemma vescovile che divenne il suo programma di apostolato. 


Stemma Vescovile

Stemma di famiglia Valfrè
"
BENE AGERE  ET  LAETARI"

Seguì gli studi nel Seminario arcivescovile del capoluogo piemontese, conseguito il Dottorato in Teologia il 17 Luglio 1876' a Roma, il 10 Giugno fu ordinato Sacerdote. Proseguì gli studi a Roma  ove ottenne  nel 1880' il Dottorato Canonico; frequenta la Pontificia Accademia Ecclesiastica, a 32anni fu eletto Vescovo di Cuneo il 27 Marzo del 1885' dal Papa Leone XIII e fu consacrato il 3 Maggio del 1885' a (TO) dall'arcivescovo Cardinale Gaetano Alimonda. 


Palazzo  Vescovile  di  CUNEO

Trasferito alla sede di Como, il 18 Marzo 1895' e nel 1905' fu nominato "assistente al soglio Pontificio".


Palazzo  Vescovile  di  COMO

 Il 3 Marzo 1905'-1916' fu promosso alla sede metropolitana di Vercelli ed elevato ad Arcivescovo da Papa X, in questa sede promosse una lunga campagna di restauri del palazzo arcivescovile, tra i quali spicca la "Pinacoteca" che è un museo o galleria dedicato alla raccolta, alla conservazione ed esposizione di opere di pittura, ancora oggi visitabile. 


Palazzo  Vescovile  di  VERCELLI

Il 13 Settembre del 1916'-1919' fu insignito del titolo  arcivescovile sede titolare della Chiesa Cattolica e Ortodossa a "Trebisonda" città affacciata sul mare nero in Turchia e nominato "Nunzio Apostolico" in Austria-Ungheria.


TREBISONDA-(Turchia)

 Creato Cardinale Presbitero  di "Santa Maria Sopra Minerva "  a Roma, il 15 Dicembre 1919' da Papa Benedetto XV e nel Concistoro del 18 Dicembre 1919' fu nominato "Prefetto della Congregazione per i religiosi. Il 6 Marzo 1920' partecipò al "Conclave" del 1922' che vide eletto Papa Pio XI" che conosceva ai tempi della sua permanenza a Como, essendo stato il futuro Papa "Prefetto della Biblioteca Ambrosiana", morì a Roma il 25 Giugno 1922' a 69anni. 


ROMA--il VATICANO

Palazzo Cardinalizio--
"Santa Maria Sopra Minerva"-(Roma)

Fu sepolto nella tomba di famiglia nel Cimitero di Bra, le sue spoglie furono trasferite nella cripta della Cattedrale di Santa Maria del Bosco di Cuneo. 


Cattedrale di "Santa Maria del Bosco"
--(Cuneo)

Tomba di fam. Valfrè di Bonzo--(Bra)

Il Cardinale fu una figura di spicco della Chiesa, ha vissuto e operato in vari palazzi e residenze episcopali legate alle sue nomine come Vescovo a  Cuneo e Como, arcivescovo a Vercelli e Cardinale alla sua residenza romana. 


Cardinale "Teodoro Valfrè di Bonzo"

Il nipote Padre Teodoro Valfrè di Bonzo con lo stesso nome dello zio Cardinale, nacque a Torino il 4 Giugno del 1898', quartogenito di sette figli di Adolfo e Alberta Asinari di S. Marzano, dal 1911' al 1915' frequentò il Collegio di S. Tommaso dei Gesuiti a Cuneo. 


Collegio S. Tommaso dei Gesuiti-(Cuneo)

Partecipa alla prima Guerra Mondiale col grado di Ufficiale, fu preso prigioniero nel 1918' e riesce evadere per ben due volte dal campo di prigionia austriaco. Finita la guerra frequenta la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Torino e contemporaneamente lavora presso una banca, ma l'11 Febbraio del 1923' lascia improvvisamente il lavoro e dopo un periodo di travaglio interiore  ponderando sulla sua vita, abbraccia la fede ed entra come postulante nell'Ordine dei Frati Minori nel Convento di Belmonte in prov. di (TO). 

Convento di Belmonte-(TO)


Il 27 Febbraio del 1927' viene ordinato sacerdote e nel 1929' dopo aver celebrato le nozze del fratello Ottavio parte come missionario per la Cina svolgendo la sua missione religiosa di apostolato, aiutando le povere popolazioni facendo del bene in quelle terre lontane. Il 5 Giugno del 1951' viene imprigionato dalle Guardie Rosse durante la Rivoluzione Comunista e dopo lunghe sofferenze psicofisiche e in condizioni precarie viene liberato il 30 Marzo del 1952'. Rientra in Italia nel mese di Aprile stanco e malato ritirandosi nel Convento di S. Bernardino a (TO) dove muore il 26 Gennaio del 1959' all'età di 61anni. Fu sepolto nel Chiostro del Convento, un luogo legato anche al culto del Beato Sebastiano Valfrè.


Missionari in Cina-Frate Teodoro Valfrè--
il 1° a sx in piedi

Convento di S. Bernardino-(TO)





Frate Teodoro Valfrè di Bonzo

 La famiglia Valfrè era nobile e legata a figure religiose come il Beato Valfrè che ispirò il nome di questi personaggi.



"Beato"  Sebastiano  Valfrè

 Cosa avevano in comune questi due uomini? Erano complementari nel loro cammino religioso e spirituale, due uomini dediti alla fede, determinati e innamorati del loro credo. Zio e nipote vissero in età differenti, il Cardinale nacque 50anni prima nel 1800' mentre il frate 50anni dopo nel 1900'. Credo che nella loro vita qualche volta si siano incontrati, si siano parlati quando il nipote 15enne era ancora studente tra il 1911' e il 1915' e nel 1918' quand'era in guerra allora 18enne, senz'altro l'eminente zio gli diede la sua benedizione e la protezione divina e spirituale dandogli consigli e pregando di non preoccuparsi della guerra, infondendogli sicurezza e serenità, allora il Cardinale aveva 64anni. Nel suo intimo e nel suo cuore lo zio forse lo esortò con passione e felicità alla futura vita ecclesiastica e forse il nipote Teodoro ne rimase influenzato e infatti dopo qualche anno di riflessione e meditazione, tutto d'un tratto durante  il periodo del suo lavoro in banca e la frequenza universitaria, iniziò a meditare cosa fare della sua vita, immaginando e rimuginando il da farsi per dare un senso al suo percorso e dopo giorni, settimane e mesi di ritiro alternato nella sua stanza, finalmente decise e si convinse di avere trovato la vera vocazione, dichiarando ai suoi genitori che voleva seguire la via ecclesiastica, i genitori rimasero basiti, interdetti, stupefatti ma non costernati, perché essendo la loro famiglia molto religiosa e cattolica lasciarono libera la scelta del figlio con felicità. Entrò come postulante a far parte dell'Ordine dei Frati Minori, entrando nel Convento di Belmonte in prov. di Torino. rifugiandosi nella preghiera e nel mistero della fede, percorrendo il periodo di prova che precede il noviziato, chissà come sono andate le cose il quel periodo storico supremo e se zio e nipote s'incontrarono ancora guardandosi negli occhi comunicando in modo impercettibile i pensieri paralleli di una vita percorrendo la stessa strada, ecclesiastica, spirituale, mistica come simili sono i loro nomi che si fondono e si legano in un solo nome altisonante, "Teodoro", uno zio e un nipote, un Cardinale e un Frate accumunati in un unico destino, una vita sacrificata  e donata alla Chiesa fino alla morte e così fu! Fu un viandante nel vento della storia del secolo scorso, un frate minore vissuto agli albori del 900', Teodoro un nome, un uomo che ha trascorso la sua esistenza nel pieno della sua fede, delle sue virtù, del suo credo. Noi  pensiamo alla Cina a quell'Impero Celeste che esisteva secoli fa, un mondo misterioso, un mondo diverso dal nostro frequentato da persone con i codini, piedini cortissimi, uomini vestiti da donna e viceversa, famiglie patriarcali, paesaggi fantastici e nulla di invenzioni moderne, nulla del mondo occidentale, no, la Cina al tempo di Padre Teodoro era assai diversa! Perché ho voluto descrivere la vita  e le vicissitudini di questi due valenti e coraggiosi uomini, perché riguardano da vicino la mia famiglia e li ho voluti ricordare spolverando il loro passato nei meandri della storia come giusto che sia, ed erano: il Cardinale era lo zio diretto di mia mamma Contessa  Onorina Valfrè di Bonzo perciò mio prozio, mentre il Frate nipote, era il fratello di mia madre, mio zio diretto, i suoi genitori erano i miei nonni che non ho mai conosciuto!! 


Cardinale Teodoro Valfrè di Bonzo-
zio di Onorina Valfrè

Onorina Valfrè di Bonzo-
sorella di frate Teodoroo


Frate Teodoro Valfrè,
"fratello di Onorina Valfrè"


Contessa
 Alberta Asinari
di S. Marzano

Conte
Leopodo
Valfrè diBonzo


Cenni Storici: Il cognome "Valfrè" dai trascorsi nobiliari, deriva dal nome "Valfredo" di origine germanica che vuol dire (forte in battaglia). Il cognome trae origine da una variante regionale del personale germanico "Valfredo o Gualfredo": da "wald" (capo, comandante, ma anche campo di battaglia) e "frithu o frid" (amicizia, pace) con il complessivo che può essere interpretato come (potente nella pace) o che assicura (l'amicizia fra i popoli) per  talune occorrenze potrebbe allacciarsi al toponimo "Vialfrè", piccolissimo comune nel Canavese, mentre il nome "Bonzo" indica il possesso feudale o la giurisdizione sulla località di Bonzo, oggi frazione di (Groscavallo) prov. di (TO) nelle valli di Lanzo. 


Comune di Bonzo

Comune di Vialfrè

Comune di Groscavallo

Storicamente l'aggiunta  di un predicato tramite la particella "di" serviva a identificare un ramo specifico della famiglia attraverso il feudo principale su cui si vantava diritti nobiliari. Questo cognome è molto raro, forse nato da un unico antenato il che rende un cognome gentilizio con una storia genealogica ben definita, probabilmente piemontese. Storicamente i Valfrè originari di Bra vantano trascorsi nobiliari, la cui storia risale almeno al XIV secolo, la famiglia acquisì prestigio nei secoli distinguendosi sia in ambito militare che ecclesiastica. Furono Conti di Andorno, Bonzo, (1724) Borgo Sant'Agata e Consignori di Montaldo Roero. Furono diversi i personaggi illustri a partire da Andrea Valfrè (1597-1675), poeta e scrittore nato a Bra (Cn), Sebastiano Valfrè (1629-1710) Presbitero, originario di Verduno (Cn) fu attivo durante l'assedio di Torino del 1706' e confessore di Amedeo II, oggi è venerato come "Beato", in questa foto è rappresentato in un dipinto 


"Beato" Sebastiano Valfrè-
a sx

Leopoldo Valfrè di Bonzo  (1808-1887), politico, originario di Bra, Generale di Artiglieria e direttore dell'Armeria Reale di (TO), 


ARMERIA  REALE--(TO)

e infine  Teodoro Valfrè di Bonzo (1853-1922), fu Nunzio Apostolico in  Austria-Ungheria e Cardinale. I Conti Valfrè discendono dai Marchesi Del Carretto e i Marchesi di Saluzzo tramite il matrimonio del Conte Giacinto Valfrè (1807-1882) con la Marchesa Erminia Del Carretto di Torre Bormida (1822-1898).


                                                         CON  AFFETTO  E  STIMA, IL  NIPOTE

                                                             COLLI TIBALDI ANTONIO 

                                                       NIZZA  MONFERRATO--20-01-2025'

RICORDANDO GIOVANNI FALDELLA

                                             

                                                  RICORDANDO  GIOVANNI  FALDELLA


Si è spento improvvisamente a 76anni dopo breve malattia Giovanni Faldella di Felizzano, un amico di gioventù quando abitavamo a Quattordio, lo ricordo non come un vecchio amico ma compagno quando eravamo ragazzi. 



Giovanni Faldella

L'ho conosciuto nei primi anni giovanili, era della Leva del 49', due anni in meno del sottoscritto, ci conoscevamo ormai da tempo. Non era molto assiduo come compagnia ma c'incontravamo alla sera al bar del "circolo aziendale" per giocare a biliardo, a carte, a dama e prendere un caffè, un bravo ragazzo dal carattere mite, tranquillo, sereno, parlavamo di calcio, di ragazze, di corse, del più e del meno, ci scambiavamo i nostri punti di vista. Gli anni 60/70' erano gli anni beati e spensierati per noi ragazzi e scorrevano veloci e con qualunque mezzo correvamo per intraprendere le nostre avventure notturne, tuffandoci nelle belle e buie notti stellate estive a trascorrere le nostre ore nei locali da ballo più conosciute e frequentate per conoscere e conquistare le ragazze del posto di Calamandrana e Mombercelli, le serate erano belle, intriganti, si ballava, si parlava ad alta voce ridendo con elettrizzante allegria e ironia, spensierati ed entusiasti per come andava la serata. La nostra compagnia era formata dagli amici più assidui trai quali: Giovanni Faldella, Giancarlo Vigato, Domenico Damasio, Giuseppe Zallio (pino), Cassinelli e tanti altri. Più tardi ci siamo ritrovati alla ditta Cavis come dipendenti, lui lavorava già da tempo al rep. calandre mentre io ero al Centro Esperienze rep. cablaggi. 

Dopo un lasso di tempo, Giovanni fu trasferito nel mio rep. come collaudatore con altri nuovi colleghi di lavoro formando un bel gruppo. Diventò un eccellente e valido operatore di cablaggi, avevo stima del suo lavoro, dal suo fare lento, meticoloso, misurato, flemmatico, riflessivo, gli scivolavano fra le dita e sotto i suoi occhi con abilità e precisione decine e decine di cablaggi, se c'era qualcosa da obiettare m'interpellava con la sua pazienza spiegandomi la situazione con la sua gentilezza. Ogni tanto esplodeva con battute di spirito ironiche, studiate in anticipo, era una centrale di notizie, un raccoglitore di informazioni non era di tante parole ma molto simpatico, non si lasciava pestare i piedi da nessuno, era modesto e gentile. 



colleghi di lavoro Centro Esp.
Giovanni Faldella il 1° a dx in piedi

Purtroppo caro Giovanni non siamo eterni e con nostalgia e rammarico ti ricorderò nel mio cuore e nella mia mente, sia dei Quattordiesi e dei Felizzanesi.


                                        CON  STIMA  E  SIMPATIA,...WILLY!

                                      NIZZA  MONFERRATO--20-Gennaio-2025'